Primi effetti del pressing "rosa". "I parchi ora, poi i centri estivi"

Lasciate sole a gestire la famiglia, le madri si sono unite Ieri il governo ha finalmente aperto il tavolo per le scuole

Primi effetti del pressing "rosa". "I parchi ora, poi i centri estivi"

Se qualcosa si muove, molto lo si deve a loro. Alle madri, alle donne, che si sono battute attivamente e instancabilmente perché i diritti dei bambini non venissero del tutto calpestati. Anzi peggio: ignorati. L'avvocato Diana Palomba, trust lawyer, fondatrice dell'Associazione Internazionale Feminin Pluriel in Italia, si è seduta al tavolo di lavoro «scuoleapertesocietàprotetta» del Politecnico di Torino, guidato da Guido Saracco, il rettore, ed è tra le promotrici dell'appello alla ministra Azzolina per far riaprire le scuole. La petizione, «Priorità alla Scuola», è già stata sottoscritta da oltre 80mila persone, preoccupate per la mancata attenzione nella Fase 2 sulla riapertura delle scuole. Un progetto appoggiato da «Inclusione donna», un network di cui anche Feminin Pluriel ne fa parte, che ha raccolto l'adesione di oltre 40mila donne. Un esercito di manager, avvocatesse, professioniste e dipendenti che si è stufato di essere invisibile. È la lunga marcia delle lavoratrici ai tempi del coronavirus, penalizzate e iper responsabilizzate dalle conseguenze della malattia. «Chiediamo la riapertura subito dei nidi, micro strutture e autocertificazioni, massimo controllo, poi la fascia 3-6. A settembre le scuole. Tutto in sicurezza», spiega Palomba.

E così, se lunedì sera per la prima volta finalmente il premier Conte si è ricordato di parlare di un piano per l'infanzia, moltissimo è merito loro. Il loro gruppo è lo stesso diventato poi celebre, che nella Fase 1, ha lanciato l'appello da Firenze invocando l'ora d'aria per i bambini quando era già stata ampiamente tutelata quella per i cani. Oggi, anche grazie all'appello del presidente Mattarella, qualcosa si mette in moto.

Ieri mattina c'è stata la riunione, convocata dalla ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, per discutere il piano infanzia in vista della fase 2. All'incontro hanno partecipato i ministri Lucia Azzolina, Nunzia Catalfo e Vincenzo Spadafora, la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, la vice presidente della Regione Emilia-Romagna Elly Schlein, l'Anci, il sindaco di Firenze Mauro Nardella, e il presidente della società italiana di Pediatria. Nella riunione si è lavorato all'ipotesi di due protocolli e di linee guida da sottoporre al presidente del Consiglio e al Comitato tecnico scientifico, in modo che già dal prossimo 4 maggio si possa offrire alle famiglie un piano di attività educative per bambini e ragazzi e al tempo stesso sostenere i genitori nella ripresa dell'attività lavorativa. Un primo protocollo dovrebbe permettere da maggio la possibilità di attività in spazi aperti e accessibili a piccoli gruppi contingentati. Nel nuovo decreto verrà prevista l'estensione del congedo parentale e del bonus baby sitter e inserito un indennizzo per colf e badanti, un importante sostegno per milioni di nuclei. «Stiamo lavorando per riaprire centri estivi, ha spiegato Catalfo». Saranno rese disponibili dal ministero della Famiglia risorse aggiuntive. «Sappiamo bene che su questo le indicazioni del comitato tecnico-scientifico invitano alla massima prudenza, ha detto la ministra Azzolina. Si tratta quindi di un puzzle di difficile composizione. Servono cautela e responsabilità. Ma si possono ipotizzare soluzioni di buonsenso, da programmare nelle prossime settimane, per dare una mano alle famiglie».

Protocolli severi e misure di distanziamento che certo i genitori non prenderebbero in modo superficiale. «Riaprire è fondamentale - spiega l'avvocato Palomba - per due ragioni che fanno parte di una stessa medaglia: il benessere dei bambini e la tutela del lavoro delle madri. Questo Paese deve dare alle donne la possibilità di ricominciare senza l'incubo di dove lasciare i figli, visto che in fin dei conti è un problema che di fatto grava sulle loro spalle. E attenzione, non perché siamo stanche di tenere i nostri figlia casa, la scuola o i centri estivi non siano considerati come parcheggi, ma perché siamo convinte che il diritto a crescere e alla scuola sia fondamentale. Con il coronavirus rischiamo di tornare indietro agli anni '50. Anzi peggio. Settimana prossima il Piemonte inizia un test sulla riapertura di scuole e asili secondo il nostro protocollo. Si parte dalla sanificazione ovviamente, aule di piccoli gruppi. Sono test». Incrociamo le dita.