Primi passi fragili e litigi inutili

La vittoria del Mose, che ha salvato Venezia da una nuova apocalisse insieme al recupero del Ponte sullo Stretto, sono due successi concreti che portano la firma e lo stile del modo di governare di Silvio Berlusconi

Primi passi fragili e litigi inutili

La vittoria del Mose, che ha salvato Venezia da una nuova apocalisse (facendo risalire il valore immobiliare dei palazzi a contatto con l'acqua) insieme al recupero del Ponte sullo Stretto, sono due successi concreti che portano la firma e lo stile del modo di governare di Silvio Berlusconi che visibilmente contrasta in modo plastico con le fragili mosse del governo di Giorgia Meloni che ha insistito per un governo Meloni-Meloni, anziché destra-destra, dominato più dall'ansia di mandare messaggi che avviare a soluzione i problemi. Giorgia Meloni ce la mette tutta, è sicura di saper quel che vuole, ma poi si disperde in liti da cortile con gli idioti che le danno della pescivendola, i sabotatori a cottimo che cercano di aprire un caso perché si è portata in viaggio la figlia, o stizzendosi con quei giornalisti che «meglio che lasciamo perde, va», tutti dettagli che frenano il suo decollo da statista. Ma la sua rigidità nel voler essere la sola protagonista del suo governo, una vocazione del tutto umana, ha portato a improvvisazioni con danni come è accaduto con la lite con Macron in cui la Presidente era consapevole di aver torto («Non mi aspettavo una reazione così esagerata») mentre il Presidente francese ha potuto mandare in onda nel porto di Tolone uno spot in cui tutti hanno visto come un Paese serio sia in grado di mettere in riga gli irregolari, selezionarli, rispedirli a casa e persino di redistribuirli in Europa. Roba che noi ce la sogniamo, mentre l'inutile gaffe fa passare l'Italia come un Paese crudele che non rispetta le leggi del soccorso in mare.

Idem per quanto riguarda l'accanimento sterminatore del «reddito di cittadinanza» che così come l'hanno varato i Cinque Stelle è una sciagura perché premia imbroglioni e scansafatiche, e che va sostituito con un reddito vero per chi è davvero povero e deve poter contare sullo Stato amico.

«E che li dobbiamo mantenere per sempre?» si è chiesta la Meloni. Risposta: sì. Come già fanno tutti i governi specialmente quelli conservatori e lungimiranti che non si fanno intortare da circhi equestri come quello dei Cinque Stelle ma investono sulla povertà riportando al decoro e al meritato rispetto chi ha bisogno d'aiuto. Per un tale risultato occorrerebbe una visione politica forte e limpida come quella di Paesi come gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia o la Germania dove non si erogano fondi a pioggia sulla sola base di dichiarazioni fasulle, ma dove è lo Stato che va a cercare i suoi cittadini in difficoltà per restituirli al recupero della p propria dignità.

Di tutto ciò non si vede traccia mentre le zuffe e l'indulgenza ai dispetti ricevuti rendono difficile

apprezzare manovre di bilancio che risentono non soltanto dell'emergenza economica ma anche della scarsezza delle idee, della visione, come oggi si dice. E anche del sogno, come si diceva ai tempo dei governi Berlusconi.

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