Protesta dei prof: "Test e sicurezza. Così noi a rischio"

Ieri l'incontro al ministero dell'Istruzione. Garantiti i richiami dopo il cambio del piano: ipotesi siero diverso da AstraZeneca

Protesta dei prof: "Test e sicurezza. Così noi a rischio"

Garantito il richiamo per tutti i docenti che hanno già ricevuto la prima dose «non escludendo la possibilità dell'utilizzo di altri vaccini». Dunque il personale scolastico potrà richiedere per il richiamo un vaccino diverso da Astrazeneca ovviamente se sarà disponibile.

La rassicurazione è arrivata ieri durante l'incontro, richiesto con urgenza dai sindacati scuola Cisl, Flc Cigl, Uil scuola, Snals e Gilda al ministero dell'Istruzione, non appena è stata resa pubblica l'ordinanza del commissario all'emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, che ha definito le nuove priorità della campagna vaccinale. Stop alle categorie, privilegiando anziani e fragili procedendo per età decrescente. All'incontro hanno preso parte Luigi Fiorentino, capo di Gabinetto del ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, con il capo Dipartimento Istruzione, Stefano Versari e il colonnello medico Maurizio Elisio in rappresentanza della struttura commissariale per l'emergenza Covid.

Nessuna corsia preferenziale dunque per il personale scolastico. A tutti coloro che hanno ricevuto la prima dose però verrà garantita la seconda. E visto che oltre il 72 % l'ha già ricevuta grazie al richiamo garantito la maggioranza dei prof sarà comunque vaccinata.

Ma il mondo della scuola esprime rabbia e preoccupazione. Per l'associazione nazionale Presidi, Anp, si tratta di una decisione «illogica» che lascia scoperto il 30 per cento circa del personale scolastico: 400mila persone tra docenti e Ata. Al colonnello Elisio che ha spiegato le ragioni del cambiamento di rotta nel piano vaccinale, che punta a mettere prima di tutto in sicurezza i più fragili, i sindacati hanno però ribadito che fino ad ora per mantenere la scuola in presenza è stato fatto davvero troppo poco.

E gli effetti negativi sono evidenti: Cristina Costarelli, vicepresidente Anp Lazio, denuncia l'aumento dei «casi di interruzione della frequenza tra gli studenti: negli ultimi cinque mesi, il trend è in netta crescita rispetto agli anni precedenti». Nel Lazio, prosegue «siamo su una percentuale di quasi il 25 per cento: i ragazzi stanno mostrando importanti disagi per situazioni di isolamento, depressione: molti di loro non trovano più il coraggio e la forza di rientrare in classe».

Il controllo sulla scuola, rivendicano i sindacati, deve essere specifico e costante con un monitoraggio dell'andamento delle vaccinazioni per il personale accanto a quello dell'evoluzione del quadro sanitario. La macchina del tracciamento dei contagi nella scuola deve ingranare a livello nazionale con test periodici per tutta la popolazione scolastica. Necessario sia varare linee guida che assicurino omogeneità da parte delle Asl nell'adottare misure di profilassi sia aggiornare il protocollo per le attività scolastiche in sicurezza alla luce della diffusione delle nuove varianti.

Insomma se davvero come ha promesso il premier Mario Draghi si vuole garantire lezioni in presenza per oltre 8 milioni di studenti allora è necessario, scrivono i sindacati, «un immediato cambio di passo, anche in vista del nuovo anno scolastico» perché le risposte per garantire la sicurezza di studenti e docenti fino ad ora, denunciano i sindacati, sono mancate.

Il colonnello Elisio ha chiarito ai sindacati che c'è «l'assoluta necessità di completare con la massima urgenza gli interventi vaccinali sulle fasce di età più alte, maggiormente esposte a esiti letali» quindi «fino a quando non sarà terminata la vaccinazione di tutta la popolazione della fascia 60-69 anni, delle persone fragili e del personale socio sanitario in prima linea non ci saranno priorità per le altre categorie».

Ma per il presidente Anp, Antonello Giannelli lo stop alla vaccinazione del personale scolastico «è illogica». Giannelli sottolinea che «non si tratta di un vantaggio per la categoria bensì di tutela della salute collettiva perché i docenti incontrano ogni giorno decine di alunni e studenti e il rischio è quello di diffondere il contagio non tanto quello di contagiarsi».

L'Oms comunque ieri ha ribadito che non ci sono prove che la scuola sia fonte di contagio anche rispetto alla diffusione delle varianti.