Pronto alla guerra, ma aperto al dialogo. L'Iran lancia segnali di apertura agli Stati Uniti, svelando la propria paura dopo i chiari avvertimenti di Donald Trump su un intervento americano, che apre scenari da brivido per la teocrazia islamica. "Teheran vuole negoziare, penso siano stanchi di essere maltrattati dagli Stati Uniti", ha annunciato il presidente americano, aggiungendo che sono stati i vertici del potere iraniano a chiamare la sua amministrazione e che sono in corso trattative per un incontro. "Opzioni molto forti" - ha ribadito il tycoon - sono sul tavolo ora che Teheran "sta iniziando" a oltrepassare la linea rossa della repressione sui manifestanti anti-regime. Mentre la Cina si dice contraria a interferenze straniere in Iran e la Russia intensifica i voli verso Teheran, pronta ad accogliere il dittatore Khamenei e le riserve auree dell'Iran come alla caduta di Assad in Siria, Trump aggiunge - se il messaggio non fosse chiaro - che contro l'Iran potrebbe essere addirittura necessario agire prima di un incontro. E la sua portavoce rilancia: "Il presidente non ha paura di usare i militari, Teheran lo sa bene. Ma la prima opzione è la diplomazia". Poi svela il bluff degli ayatollah: "In pubblico - spiega Karoline Leavitt - l'Iran dice cose ben diverse che nei messaggi privati".
Ormai da 15 giorni, in circa 190 città di tutte le 31 province del Paese, gli iraniani sfidano la violenza brutale delle forze di sicurezza, che hanno già arrestato oltre 10mila manifestanti e ne hanno uccisi più di 2mila, in un bilancio tanto tragico quanto parziale. Oggi, durante il briefing alla Casa Bianca, saranno presentate al tycoon varie opzioni militari, comprese "misure non letali" come attacchi informatici contro obiettivi militari e civili iraniani, spiega il Telegraph. L'antipasto potrebbe essere la guerra ibrida, cyberattacchi per punire il regime per la repressione, rispondendo allo stesso tempo agli avvisi di alcuni funzionari americani, convinti sia troppo presto per procedere con un'azione armata.
Spaventato dalla minaccia statunitense e interessato a guadagnare tempo, l'Iran denuncia "prove evidenti" di un intervento straniero nelle proteste ma tramite il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi (il politico che, secondo Axios, ha contattato l'inviato Usa Steve Witkoff nel fine settimana) lancia segnali di de-escalation, spiegando che "non cerca la guerra ma è pienamente preparato alla guerra", pronto per negoziati, anche sul nucleare, basati sul "rispetto reciproco". Un rispetto che il regime nega ai suoi cittadini, affamati dalla crisi economica provocata dal mix esplosivo di corruzione, sanzioni, isolamento e inflazione alle stelle, trucidati senza pietà e ormai da oltre 4 giorni senza Internet e telefono, per isolarli ed evitare che le immagini del bagno di sangue superino i confini. La missione bavaglio, però, non è del tutto riuscita, anche se il regime ha usato jammer telefonici per oscurare Starlink, il sistema di Internet satellitare di Elon Musk con cui gli iraniani hanno bypassato la censura, e che il miliardario è pronto a offrire gratuitamente, come in Ucraina. Non a caso, il figlio dello Scià deposto dagli islamisti nel '79, Reza Pahlavi, indica le agenzie del regime responsabili del bavaglio come possibili target.
In barba alla violenza dei suoi nelle strade, la Guida Suprema, Ali Khamenei, elogia le manifestazioni filogovernative che si sono tenute ieri nella Repubblica islamica, al consueto grido di "morte agli Usa e a Israele". In piazza c'era anche il presidente, Masoud Pezeshkian. Una "giornata storica", spiega l'ayatollah, che parla di "imponenti raduni". Quei ritrovi avrebbero "vanificato i piani dei nemici stranieri, che avrebbero dovuto essere attuati attraverso mercenari interni". Il riferimento è agli Stati Uniti e a Israele, l'odiato vicino in stato di massima allerta nel timore di una rappresaglia di Teheran, e i cui ministri secondo la tv Kan hanno ricevuto ordine di non parlare di un eventuale intervento in Iran. Ma la piazza pro-regime, tuona il dittatore Khamenei, è soprattutto un "monito per i politici americani". Propaganda e messaggi malavitosi, come nello stile di Teheran.
La tensione sale intanto anche con l'Europa.
L'Iran ha convocato gli ambasciatori di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, i cui governi hanno dichiarato sostegno alle proteste. L'Ue condanna le "inaccettabili uccisioni" dei manifestanti e si dice pronta a nuove sanzioni. Gli iraniani continuano a morire per la libertà.