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La prova di unità della maggioranza: "Noi, un moloch"

Dai ministri ai deputati, la campagna per il Sì senza defezioni. "Questa è la madre di tutte le battaglie"

La prova di unità della maggioranza: "Noi, un moloch"
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da Roma

La domenica del voto referendario è un giornata di obbligato silenzio per il governo. Palazzo Chigi attende a luci spente l'esito di una consultazione che viene definita da un ministro di primissima fascia "un passaggio storico". Ed è la ragione per cui oggi a ogni livello all'interno della maggioranza si parla della riforma Nordio come "della madre di tutte le battaglie". Tesi che viene corroborata da un elemento di non poco conto: per la prima volta dal 2022, ovvero da quando l'esecutivo Meloni ha varcato l'ingresso di Palazzo Chigi, il disegno di legge costituzionale sulla giustizia non ha innescato distinguo, differenze tra alleati, né tantomeno la contrarietà di un singolo peone in Parlamento. In estrema sintesi, la compagine di governo si è mostrata solida sull'unica riforma costituzionale portata a dama.

Negli ultimi tre anni e mezzo si ricorda più di una divaricazione in ambito di governo sulla manovra di bilancio, sulla postura da avere in politica estera o sui temi etici. È successo, ad esempio Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, storcesse il naso su un provvedimento o che richiedesse più fondi per la flat tax. E lo stesso è capitato quando l'altro vicepremier, Antonio Tajani, non abbia condiviso il taglio del canone Rai.

Questa volta, nessuna criticità o perplessità. Sarà forse perché in Italia lo scontro tra politica e magistratura va avanti da oltre 30 anni. O sarà forse perché nei programmi del centrodestra la separazione delle carriere è da sempre un totem. "Siamo stati un moloch, sfido chiunque a citarmi un solo deputato che si è alzato e manifestato dissenso" osserva il titolare di un ministero, assai ascoltato nella war room del governo. "Hanno messo in giro voci che ad esempio alcuni partiti della maggioranza non si siano impegnati. Falso. Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia hanno fatto la loro parte, l'alleanza è stata più che compatta. Cosa che non è successa nel fronte del No, dove più di un esponente ha detto esplicitamente che avrebbe votato sì ricordando con buona memoria che solo per parlare in tempi recenti la campagna sulla separazione delle carriere è stata uno dei punti del programma Partito Democratico".

Tutti sono scesi in campo per un passaggio che ha l'obiettivo - per usare le parole di Arianna Meloni - "di rendere più moderno il nostro Paese". I ministri, nessuno escluso, hanno girato l'Italia in lungo e in largo per spiegare le ragioni del Sì. Raccontano che fra i più attivi c'è stato Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione in quota Forza Italia, che ha percorso più di 21 mila chilometri. Non si è più fermato l'azzurro, che non è certo un tecnico della materia ma ha partecipato ad oltre 30 eventi distribuiti tutti in Liguria, Piemonte, in Val d'Aosta e Lombardia. Di più: da quando si è saputa la data referendaria, Zangrillo non ha più avuto un weekend libero. Pancia a terra per la battaglia sulla giustizia. Così come colui che ha dato il nome alla riforma, Carlo Nordio. Il titolare del dicastero di via Arenula, che fra poco meno di un anno spegnerà 80 candeline, si è speso con tutte le forze in giro per lo Stivale, concludendo la campagna referendaria nel suo Veneto. E nelle ultime settimane si è visto anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che prima di entrare in politica è stato per anni giudice.

Su queste note la madre di tutte le battaglie è stata vissuta dai partiti del centrodestra come se in fondo fossero stati un unico partito. Certo - ammette un parlamentare di prima fascia - "qualche errore forse è stato commesso, ma chi non ne commette?". Insomma, le ore che precedono lo spoglio vengono vissute senza alcun rimpianto.

Anzi, conclude un ministro, "questo passaggio della legislatura certifica che restiamo una coalizione unita al netto delle diversità su alcune questioni che possono esserci. Proveniamo da storie diverse, ma su un grande tema come la giustizia siamo più che compatti".

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