Putin non si congratula con Biden. Sa che Usa e Ue ora saranno più unite

Il leader russo non aveva mai avuto un presidente amichevole come Trump. Ma giocherà le sue carte, specie in Medio Oriente

Putin non si congratula con Biden. Sa che Usa e Ue ora saranno più unite

I messaggi di congratulazione per Biden hanno cominciato ad arrivare non appena si è delineata la sua vittoria. Prima i capo di Stato e di governo europei, principali tifosi del candidato democratico; poi i neutrali, che hanno seguito rigorosamente il protocollo; poi i simpatizzanti di Trump, preoccupati di non perdere il treno. Infine, dopo una lunga attesa, anche quelli del presidente cinese Xi, che ha un pessimo rapporto sia con Trump sia con Biden, e quello di Benjamin Netanyahu, principale alleato di the Donald in Medio Oriente. Alla fine, tra i Paesi che contano mancava soltanto la Russia. In un'intervista alla tv Rossiya 1, Vladimir Putin ha ribadito in queste ore quello che il Cremlino aveva detto giorni fa trincerandosi dietro un freddo comunicato. Il presidente russo si congratulerà con Biden solo dopo che arriverà l'annuncio «legittimo e legale» dei risultati elettorali. Poiché in diplomazia ogni parola, ogni gesto, tendono ad avere un significato, le Cancellerie si sono subito chieste se questo sgarbo, oltre a certificare la preferenza dello Zar per Trump, poteva anticipare un peggioramento dei rapporti tra le due potenze. «Non c'è alcun messaggio recondito in questo, né niente che possa essere usato per deteriorare i nostri rapporti», ha precisato Putin.

Ma per capire che direzione prenderanno le relazioni Usa-Russia, bisogna partire dal presupposto che nei suoi quasi trent'anni di governo, Putin non ha mai avuto un presidente americano più amichevole di Trump, tant'è vero che stando a notizie attendibili - i suoi servizi segreti hanno lavorato per la sua elezione sia nel 2016 sia nel 2020. Trump ammirava Putin, teneva in poco conto la Nato, considerava la Ue non un'alleata ma una rivale, aveva più o meno chiuso il capitolo Crimea e lasciato ampio spazio alla Russia in Medio Oriente. Una volta disse apertamente che migliori relazioni avrebbero fatto bene a entrambi. Al contrario, Biden ha più volte annunciato che intendeva adottare una linea più ferma verso Putin; e questi sapeva che, se eletto, il candidato democratico avrebbe rinsaldato i rapporti con l'Europa compromessi da Trump, riaperto il contenzioso per il Donetsk che Mosca vuole sottrarre all'Ucraina e ripreso il tormentone dei diritti umani, pressoché ignorato dall'amministrazione repubblicana. Sapeva anche che Biden godeva delle simpatie dell'avvocato Navalny e di quel poco che resiste dell'opposizione russa. L'unico punto su cui Putin e Biden manifestavano idee compatibili era sul rinnovo del trattato del 2010 per la riduzione degli armamenti strategici, ma lo Zar avrebbe preferito trattare con il tycoon.

Non ci sono elementi per prevedere un ritorno a una guerra fredda vecchio stile, cui nessuna delle due potenze ha interesse, ma sicuramente ci sarà un aumento delle tensioni e una intensificazione della guerra cibernetica già in atto, con un ritorno a schieramenti simili a quelli di allora: Usa e Ue più unite contro una Russia isolata, molto indebolita rispetto ai tempi dell'Urss e una economia in caduta libera. È una debolezza che Putin conosce (anche se non riconosce) e che lo indurrà alla prudenza con il nuovo presidente. Nonostante tutto, ha qualche carta in mano. Con la sua nota spregiudicatezza, cercherà di conquistarsi nuovi spazi in Medio Oriente, approfittando del ruolo di protettore di Assad, amico degli ayatollah ma non ostile a Israele, sostenitore del trattato antinucleare con l'Iran ma non alle condizioni dell'America e amico-nemico della Turchia. Un primo test delle sue intenzioni sarà il comportamento in occasione dell'inaugurazione di Biden il 20 gennaio.

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