Putin sfida ancora l'Ovest. "Superata ogni linea rossa". Allerta Nato (ma Usa cauti)

"Istigatore del conflitto". "Ha superato tutte le linee rosse con l'invio di armi all'Ucraina". L'Occidente resta la vera ossessione di Vladimir Putin e il vero contendente ideologico di Mosca

Putin sfida ancora l'Ovest. "Superata ogni linea rossa". Allerta Nato (ma Usa cauti)

«Istigatore del conflitto». «Ha superato tutte le linee rosse con l'invio di armi all'Ucraina». L'Occidente resta la vera ossessione di Vladimir Putin e il vero contendente ideologico di Mosca, tanto che di nuovo ieri, appena ventiquattrore dopo aver annunciato l'intenzione di trasferire dal primo luglio armi nucleari tattiche in Bielorussia - prima volta da metà degli anni Novanta - il presidente russo è tornato ad additare il «nemico». Lo «zar» ha esposto la sua ricostruzione ai microfoni della tv di Stato Rossiya-1: la guerra in Ucraina è iniziata con un colpo di stato nel 2014, istigato dai Paesi occidentali, che con la fornitura di armi a Kiev hanno superato tutte le linee rosse, anche se fanno finta di non avere nulla a che fare con tutto ciò. «L'Occidente - ha spiegato ancora Putin, sostenendo di condividere un pensiero attribuito ad analisti occidentali - sta iniziando a costruire un nuovo asse, come quello creato negli anni '30 dai regimi fascisti in Germania e in Italia e dal Giappone militarista».

Un'escalation verbale e nei fatti, dopo la minaccia di dispiegamento di armi nucleari sul territorio dell'alleato Lukashenko. Un'escalation che ha spinto la Nato a denunciare quanto la retorica della guerra nucleare sia «pericolosa e irresponsabile». L'Alleanza, che si dice vigile e in continuo monitoraggio della situazione, cerca tuttavia di gettare acqua sul fuoco, almeno per il momento. «Non abbiamo visto alcun cambiamento nella posizione nucleare della Russia tale da indurci ad adeguare la nostra posizione». Una linea identica a quella degli Stati Uniti che, tramite il portavoce del Consiglio della sicurezza nazionale, John Kirby, spiegano alla Cbs di non avere «alcuna indicazione» che la Russia abbia già trasferito armi nucleari né che il presidente Putin si stia preparando a usarle, anche se - ha rivelato l'istituto di ricerca e think tank statunitense Isw - il leader russo avrebbe voluto armi atomiche in Bielorussia già prima dell'invasione.

Contro «il ricatto nucleare», l'Ucraina ha chiesto ieri una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu, pur definendo il posizionamento delle armi atomiche in Bielorussia un rivelatore della «paura» di Mosca di una possibile sconfitta, più che un vero gesto di forza.

Di escalation «irresponsabile» e «minaccia alla sicurezza europea» parla anche la Ue, tramite il suo ministro degli Esteri, Josep Borrell, che ha spiegato come Bruxelles «sia pronta a rispondere con ulteriori sanzioni».

Mosca, dal canto suo, sventola la carta cinese per sottolineare la propria forza, anche se Putin si premura a sottolineare che quella tra la Russia e la Cina «non è un'alleanza militare», ma una «collaborazione tecnico-militare». A riprova della «fiducia reciproca» tra Mosca e Pechino, il portavoce del Cremlino rimarca la durata dei colloqui tra Putin e Xi Jinping nella capitale russa, che «sono stati più lunghi del previsto», mentre il ministro degli Esteri Sergei Lavrov accusa gli Stati Uniti di aver «superato tutti i limiti della decenza: diplomatica, etica e di qualsiasi altra natura, nel tentativo di affermare la loro egemonia».

A denunciare, invece, l'aiuto concreto che l'Iran continua a fornire a Mosca è il ministero della Difesa britannico che, nel suo bollettino quotidiano di intelligence, ha riferito di come la Russia stia ricevendo rifornimenti regolari di droni kamikaze Shahed di fabbricazione iraniana e li stia lanciando per colpire un ampio settore dell'Ucraina.

Al di là delle dichiarazioni minacciose e dei timori per il futuro, nel Paese invaso si continua a morire per le bombe russe e i missili a grappolo, che ieri hanno colpito Kramatorsk e il giorno prima ben 8 regioni ucraine, mentre la situazione sarebbe stabile a Bakhmut. Lo Stato maggiore ucraino, nella tarda mattinata di ieri, ha riferito di oltre 85 attacchi russi respinti nell'ultimo giorno di guerra.

Allo stesso tempo, non si fermano le azioni di attacco sul suolo russo, tramite droni. L'ultima nella notte fra sabato e domenica nella città russa di Kireyevsk, nella regione di Tula, dove tre persone sono rimaste ferite.

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