Putin sfida tutto l'Occidente: "È la fine dell'egemonia Usa. E le sanzioni colpiscono voi"

Lo Zar col discorso scritto di suo pugno minaccia ancora una volta: "In atto una rivoluzione". Ma nel Donbass non avanza.

Putin sfida tutto l'Occidente: "È la fine dell'egemonia Usa. E le sanzioni colpiscono voi"

Si dice da secoli che la miglior difesa è l'attacco. Vladimir Putin, ieri, lo ha confermato, nel discorso scritto di suo pugno. Oppresso dalle sanzioni occidentali, ha tentato di sostenere che alla Russia fanno un baffo, mentre il loro vero prezzo lo devono pagare gli europei e gli americani che gliele hanno inflitte; non essendo riuscito nel ricatto di far togliere quelle sanzioni in cambio del suo via libera all'export del grano ucraino, accusa l'Occidente di provocare una catastrofe alimentare globale; incapace di sfondare le più deboli difese ucraine nel Donbass nonostante stia impiegandovi il meglio delle sue forze armate, ripete come un disco rotto che tutti gli obiettivi dell'invasione saranno conseguiti (ma non li nomina); confrontato con il consolidarsi di un fronte europeo e atlantico che passo dopo passo supera le difficoltà politiche e lavora per accogliere l'Ucraina nel suo campo, dichiara di non avere nulla in contrario all'ingresso di Kiev nell'Ue, proclama la fine dell'egemonia americana nel mondo e l'irreversibile ritorno della Russia sulla scena globale nel ruolo di grande potenza sovrana e, naturalmente, rispettata e temuta (far paura al resto del mondo ai russi piace sempre moltissimo ed è la vera ossessione del dittatore di Mosca).

Nel mondo anglosassone che Putin (senza dimenticare Dmitry Medvedev...) tanto odia, un simile argomentare viene definito «wishful thinking», ovvero il convincersi che sia vero ciò che si desidera. E Putin desidera con tutta l'anima uscire vincitore dalla folle sfida a braccio di ferro economico, militare e geopolitico che ha lanciato all'Occidente aggredendo l'Ucraina. Sì, perché ormai dovrebbe esser chiaro a tutti quello che molti avevano già capito da un pezzo: e cioè che il suo vero nemico non è l'Ucraina, bensì l'Occidente. A San Pietroburgo, dal palco di quel Forum economico internazionale ormai ridotto a una passerella per gli alleati della Russia (qualcuno ha tentato di battezzarlo la Davos russa, ma visto il parterre pare francamente troppo), l'uomo forte del Cremlino ha soprattutto lanciato il manifesto della sua sfida totale all'egemonia degli Stati Uniti nel mondo, quella per cui vuole passare alla Storia.

L'Occidente si illude se pensa di poter fermare l'evoluzione storica - ha detto davanti a leader ed esponenti della Cina, del Kazakistan, della Bielorussia, del Venezuela, del Messico e di altri Paesi che nella sua visione compongono una sorta di versione aggiornata del Comecon, il mercato comune dell'era sovietica -. Qui siamo di fronte a un cambiamento realmente rivoluzionario. L'egemonia americana è finita, il dominio del dollaro è finito. La Russia non è più l'impoverito e debole rottame post sovietico che si presentava con il cappello in mano a Washington e a Bruxelles per essere accolta nel salotto buono. Oggi - Putin ne sembra genuinamente certo - una nuova Russia potente e convinta della sua missione nel mondo si è messa alla testa (insieme alla ben più potente Cina, ma su questo ha glissato) di quella parte maggioritaria del pianeta che in Occidente si ostinano a considerare irrilevante periferia. E lo fa per cambiare le regole, proclamando la fine del «decadente» (a suo dire) liberalismo in favore di autocrazie che (sempre a suo dire) hanno davvero a cuore i valori che contano: patria, tradizione e simili.

Tutto già sentito, non c'è nulla di nuovo. Soprattutto il tentativo di Putin di far passare la sua guerra all'Ucraina come giusta e storicamente necessaria: la bugia più grande tra tutte quelle che ha pronunciato ieri.

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