Quegli immigrati tra case popolari e sciacalli

Il Comune assegna tutte le abitazioni ai profughi. Ma ci sono anche i privati che speculano

Quegli immigrati tra case popolari e sciacalli

nostro inviato a Rimini

Si sa, gli immigrati per alcuni sono un affare di milioni. Per le potentissime Coop rosse dell'Emilia-Romagna, ad esempio, che hanno avviato un redditizio business sugli sbarchi dei 1.200 profughi dislocati in strutture dismesse, conventi, hotel della regione. Ma anche per quei cittadini della Romagna che, da una parte si lamentano dell'enorme flusso migratorio, e dall'altro lucrano proprio con gli stessi stranieri che trovano rifugio in Adriatico. Sono 55 tra il 2014 e i primi sette mesi del 2015 i provvedimenti di sgombero del Comune di Rimini degli appartamenti sul mare affittati a immigrati.

Gli inquilini arrivano dal nord Africa, dal Senegal e dai paesi dell'Est e i proprietari di immobili li scatolano come sardine pur di fare affari d'oro. Anche venti persone in 50 metri quadrati in condizioni igieniche insopportabili, costretti a fare turni per dormire: letti di fortuna ricavati in ogni stanza e merce stipata ovunque. Ognuno di loro paga ai padroni centinaia di euro al mese, denaro ovviamente mai denunciato al fisco.

Dall'elenco dei provvedimenti emerge che chi affitta le case sono tutti italiani, riminesi in particolare, ben 45 su 55. Il fenomeno del sovraffollamento abitativo è legato ovviamente anche a quello dell'abusivismo commerciale, visto che la gran parte di loro sono gli stessi che battono le spiagge con le loro merci. Si calcola che quest'anno siano mille gli abusivi presenti a Rimini, trecento dei quali invadono il camminamento di Rivazzurra, attività che frutta ad ognuno di loro 5-6mila euro al mese. È il risvolto della medaglia. Da una parte gli immigrati abusivi che vendono prodotti contraffatti, alimentando le filiere legate alla camorra, dall'altra i collusi cittadini italiani, che gli affittano case o stanze, rendendosi così complici, alimentando la spirale criminosa.

Del resto il piatto immigrati è ricco e fa gola a tanti. Circa 350 i profughi presenti sul territorio riminese, destinati a diventare 400 entro la fine dell'anno. E c'è chi si sfrega le mani. Tanto per fare un esempio, la prefettura di Rimini ha emesso un bando da un milione e 680mila euro per la gestione del servizio di temporanea accoglienza degli stranieri. Trentacinque euro più Iva a persona per un anno che oltre a vitto, alloggio, assistenza sanitaria e pulizia, offre il servizio di lavanderia e di fornitura di biancheria e abbigliamento, prodotti per l'igiene, un pocket money da 2,50 euro al giorno e una tessera telefonica da 15 euro. Sebbene siano ammessi alla gara solo associazioni, fondazioni, enti ecclesiastici e enti del privato-sociale, hanno inoltrato domanda anche tre grandi società romagnole titolari di alberghi, disposte a lavorare con tutt'altra tipologia di «turisti».

Ma il problema, ovviamente, non è relegato alla sola Rimini. Mentre il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, sorseggia uno spritz al bagno Imperiale di Cervia, a pochi passi da lui venticinque cittadini del Bangladesh sono stati denunciati. Dormivano in due appartamenti sul portocanale di Milano Marittima, affittati da italiani, e in uno di questi era stato allestito pure un laboratorio artigianale per fare collanine e braccialetti. E a Ravenna, nella graduatoria comunale, su 45 case popolari, 43 sono state assegnate a stranieri. Del resto anche la paladina dei profughi e dei clandestini, Laura Boldrini, per la quale l'emergenza immigrazione non esiste e bisogna dare una casa anche agli zingari, è stata chiara: «Precedenza agli immigrati». Per questo che a Ravenna il «Movimento lavoro e rispetto» l'ha denunciata. «È il fallimento della sinistra nell'ambito dell'integrazione che si ripercuote sui nostri cittadini», tuona Maurizio Bucci, consigliere comunale di Forza Italia. Del resto il sindaco Pd Fabrizio Matteucci ha sposato una donna di colore. Perché gli stranieri sono sempre un grand bell'affare.

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