Quegli "islamici moderati" che giustificano i terroristi

Nelle comunità delle nostre città dominano distinguo, condanne tiepide e c'è chi dà persino la colpa agli "infedeli". Una zona grigia di omertà e di complicità

Quegli "islamici moderati" che giustificano i terroristi

Roma - Uscire dalla zona grigia, esprimere la propria dissociazione in maniera decisa, senza «se» e senza «ma», dimostrare di non condividere nulla della jihad, mostrare un volto diverso dell'Islam. È questa la richiesta-appello che - ogni qualvolta il terrorismo di matrice islamica torna a colpire il mondo occidentale - viene indirizzata verso le comunità musulmane presenti in Europa. Le risposte non sempre sono convincenti, soprattutto quando si va a indagare negli umori popolari.L'ultimo servizio che ha provato a sondare le opinioni della comunità islamica presente in Italia è stato quello messo in onda da Porta a Porta due sere fa. Francesca Ronchin è andata per le strade di Tor Pignattara, quartiere romano con la maggiore concentrazione di stranieri e di persone di religione islamica, per chiedere cosa pensassero del feroce attacco subito da Parigi. Il risultato? Deludente, anche a detta di Bruno Vespa che al ritorno in studio ha rinviato la palla al presidente di Ucoii, Izzedin Elzir, schierato su una posizione di ferma condanna della strage avvenuta nella capitale transalpina.I commenti raccolti dalla giornalista si attestano su un crinale scivoloso e incerto. Di certo, come sottolinea Elzir - che è anche l'Imam di Firenze - in parte contribuisce il fattore della lingua, la scarsa conoscenza dell'italiano che non favorisce l'articolazione compiuta di alcune opinioni. Per questo Elzir invita tutti gli islamici presenti in Italia a imparare bene la nostra lingua e chiede di non dare giudizi sommari sull'insieme della comunità. In altri casi, però, dominano i distinguo, le condanne tiepide o l'omertà, con molti «se» e molti «ma». «Non so se avete sentito di questo attentato a Parigi che ha provocato più di 120 vittime?» chiede la giornalista di Porta a Porta. «No, dove?», la prima risposta. «A Parigi». «Dov'è Parigi?». Il secondo intervistato si attesta sulla stessa linea. «Non ho sentito nulla». Più articolato il pensiero del successivo che mette sullo stesso piano l'America e l'Isis. «Se vogliono risolvere il problema devono sapere chi finanzia e chi dà armi. La colpa è dell'America che compra il petrolio dall'Isis. L'Isis e l'America hanno la stessa radice». Un altro intervistato ammette, dissociandosi da loro, che «tante persone sono contente di quello che è successo in Francia». Un altro assume una posizione più netta: «Io sono un vero musulmano e un vero musulmano non uccide i bambini». Un altro ammette che «è difficile da islamico vivere in un Paese democratico», tra «gli infedeli». E c'è anche chi condanna, ma risponde «sì» alla domanda se si possa a volte uccidere in nome della religione.Un servizio dai contenuti simili, firmato da Alessio Fusco, va in onda anche durante Quinta Colonna di Paolo Del Debbio. Interviste citate anche da Massimo Giletti che nella puntata di ieri de L'Arena si è schierato in maniera forte contro ogni ambiguità. «Ho ascoltato quanto detto da cittadini di religione islamica sia da Vespa che da Del Debbio» spiega a il Giornale. «Di fronte a una strage di quella portata, al dolore di centinaia di persone innocenti non ho visto l'atteggiamento che mi sarei aspettato, non ho letto sulle labbra di chi ha parlato la solidarietà che sarebbe stata opportuna. Avrei voluto sentir dire di fronte a questa tragedia immane che è una vergogna che i terroristi usino l'Islam come copertura di una follia. Io sono stanco delle marce, delle candele, degli slogan. Sono stato in Irak due mesi fa e ho raccolto le testimonianze tragiche di chi vive sotto l'Isis, è un'esperienza che mi ha cambiato. I raid aerei occidentali finora sono stati limitatissimi. Oggi le parole non contano più. Siamo in una situazione di guerra ed è necessario procedere a una vera opera di prevenzione a tutti i livelli, mettendo da parte anche la nostra privacy. Oggi è giusto anche sospendere alcune libertà o principi democratici come accadde negli Stati Uniti dopo l'11 Settembre. Dobbiamo farlo, prima che sia troppo tardi».

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