Cronache

Quei cervelli persi dietro al navigatore

In pattini o contromano in autostrada: l'intelligenza abdica ai computer

Quei cervelli persi dietro al navigatore

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Quei cervelli persi dietro al navigatore

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Avete presente la barzelletta del tipo al volante in autostrada che sente alla radio: «C'è un pazzo che sta andando contromano» e lui dice tra sé e sé: «Uno??? Tutti!!!». È quello che è successo domenica sull'A1, all'altezza di Fiano Romano, un turista straniero ha fatto inversione a U trovandosi davanti Tir e automobilisti che sono riusciti a frenare evitando la tragedia che non avrebbe fatto ridere come la barzelletta. Fermato dalla polizia, ritirata la patente, lui si è comunque giustificato: «Stavo seguendo le indicazioni del navigatore».

Mica è il primo caso, da quando ci sono i navigatori ogni giorno se ne sente una. Chi fa mille e cinquecento chilometri anziché sessanta, perché seguiva il navigatore (è successo a una signora belga). Qualche giorno fa una ragazza stava pattinando sull'A10, tra Ventimiglia e Genova (oltretutto di notte), e fermata ha dato la colpa al navigatore (non credo esista l'opzione del percorso con pattini in autostrada). L'estate scorsa due donne hanno chiamato i soccorsi perché si sono perse in campagna, restando bloccate con l'auto in un fosso, seguendo il navigatore, e stessa cosa succede innumerevoli volte, a volte con disgrazie.

Ma la colpa è del navigatore?

No, è di chi lo usa. Io stesso quest'estate sono stato in un Grand hotel a Saturnia (a fare le terme, bello, però pieno di anziani soli e tristi a mollo nell'acqua sulfurea, forse vedovi, forse appena risvegliati dal coma, sembrava Cocoon, chissà se sono arrivati lì col navigatore o in ambulanza), con la mia compagna e nostra figlia, e stando già in Toscana il tempo previsto dal navigatore era di un'ora e mezza, ce ne abbiamo messe tre.

Il problema è che io non guido, ma la mia compagna seguiva due navigatori, quello dell'iPhone, e il Tom Tom dell'auto, e uno diceva di prendere una strada, uno un'altra. «Quale faccio?». «Ma che ne so io, scegline uno e segui quello». Lei ha fatto un mix, con le voci dei navigatori che la correggevano di continuo perché seguendo uno trasgrediva le indicazioni dell'altro e viceversa.

La conversazione delle tre ore di viaggio è stata tutta incentrata su quale dei due navigatori avesse ragione, io pensavo solo che eravamo sperduti in stradine di campagna, con qualche vecchia casetta di contadino di tanto in tanto, che forse potevamo essere anche finiti a Frittole, come Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere, nel «quasi mille e cinquecento», e per me che già oggi mi sembra di vivere in un tempo troppo arretrato perché vorrei reincarnarmi in un robot sarebbe stata la fine.

A un certo punto abbiamo acceso anche il mio, e siamo arrivati. Indicazioni stradali per Saturnia? Non c'erano, forse risparmiano sulla segnaletica, tanto abbiamo tutti il navigatore, anzi tre.

Comunque, finita la vacanza termale, torno a Roma e penso anche che tutti i tassisti ti chiedono «che strada vuole fare?», e io siccome non conosco le strade rispondo sempre «quella più breve» e loro «ok, metto il navigatore». Perché oggi, col navigatore, chiunque può fare il tassista, basta seguire il navigatore. Ecco, sono sicuro che sui navigatori non ci sia un'opzione di percorso con pattini in autostrada, ma percorso per tassisti sì, perché regolarmente è la strada più lunga.

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