Terroristi della porta accanto. Il nome sul citofono non è quello di Luigi Altobelli, ovvero Germano Maccari, l'ingegnere/carceriere di Aldo Moro. Ma quello di Alessandro Mercogliano e di Marco Bisesti. Due anarchici noti, arrestati, processati e prosciolti per associazione eversiva e terrorismo. Gente comune, che conduce una vita al di sopra di ogni sospetto. O almeno per i residenti di via degli Angeli 163 erano tali anche se occupavano, abusivamente, un alloggio comunale destinato ai servizi sociali del Tuscolano.
"La donna? Siamo sicuri, abbiamo visto anche lei entrare e uscire dallo stabile", ricordano i vicini di casa. Anche se "ufficialmente" la compagna Sara viveva altrove, tra Roma e Foligno, anche lei faceva parte degli antagonisti piazzati in pianta stabile nel quadrante sud est della capitale. Tutti uomini liberi, va sottolineato, prosciolti da ogni accusa nei vari procedimenti per devastazioni, gambizzazioni, attentati incendiari e dinamitardi in giro per l'Italia. Liberi ma "attenzionati" da tempo. Solo il Comune di Roma, proprietario dell'alloggio, non sapeva della loro presenza nei suoi locali.
Un covo fin troppo allo scoperto tanto che per preparare la bomba al plastico Sandrone e la compagna Sara lasciano documenti ed effetti personali (smartphone e tablet) nell'appartamento occupato per andare in un posto più sicuro, il Sellaretto, il casale abbandonato alle Capannelle, nel cuore del Parco degli Acquedotti. Ben al riparo da occhi indiscreti e, soprattutto, dalle forze dell'ordine. Tanto che nonostante il boato si sia sentito per tutta via delle Capannelle, giovedì sera, nessuno è andato a vedere cos'era accaduto. Certo è che l'ordigno esploso nella mani di Sandrone non poteva essere trasportato lontano. L'innesco instabile, l'azione repentina giocano un ruolo decisivo per la preparazione nella vecchia casa cantoniera accanto alla ferrovia Roma Frascati. Terminato il lavoro qualcuno sarebbe passato a prendere Sandrone e Sara con il pacco bomba pronto all'azione. I due fidanzati morti l'altra notte, difatti, vengono portati in auto nei pressi del casale. Sono a piedi, Alessandro e Sara. Per non insospettire la vigilanza privata che fa la ronda al Parco lasciano le loro macchine al centro sociale.
Chi sono i fiancheggiatori dei due anarchici morti al Sellaretto? È uno degli obiettivi dell'inchiesta aperta in Procura che dovrà anche stabilire l'obiettivo esatto dell'attentato. Si lavora d'intelligence ma non solo. Tabulati delle vittime e quello dei sospetti gravitanti nell'area anarchica della capitale e nei circoli di appartenenza di Sandrone e Sara sono al vaglio della Digos. Indagini anche su Bisesti, residente al 161 okkupato. Un personaggio noto alle questure e alle Procure nonché assolto da ogni accusa e uomo libero. Bisesti cresce politicamente nella provincia di Trento. Nel 2016 finisce al centro dell'operazione Scripta Manent. Indagine della Procura torinese sulla rete anarchica della Fai. Viene arrestato assieme ad Alfredo Cospito, Sandrone e ad altri quattro con accuse pesantissime. I sette sarebbero gli autori degli attentati alla scuola allievi carabinieri di Fossano nel 2006 e all'isola pedonale nell'elegante quartiere Crocetta di Torino nel 2007. Obiettivi delle bombe? Carabinieri e poliziotti. Uccidere un passante, un vigile del fuoco o un operatore del 118 era un effetto collaterale della "guerra contro la Stato e il capitale". Le bombe esplodono a distanza di pochi minuti l'una dall'altra: il primo scoppio serve per attirare le forze dell'ordine, il secondo a spargere sangue.
Destinatari di altrettanti pacchi bomba a partire dal 2003 per opera della Fai: Romano Prodi,
Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati, la questura di Lecce, la sede del Ris di Parma, Equitalia e persino i vigili urbani di Torino. Bisenti viene assolto assieme a Mercogliano dall'accusa di terrorismo ed eversione nel 2020.