"In questo Paese non si produce più. E il governo fa solo campagna elettorale"

Il segretario Uilm critico con Conte: "Risposte generiche ai problemi veri Da Fca all'Ilva, il disastro economico letale per fabbriche e lavoratori"

"In questo Paese non si produce più. E il governo fa solo campagna elettorale"

«Oggi incontreremo Federmeccanica per discutere il rinnovo dei contratti. Vogliamo dare un segnale concreto e di continuità in questo momento difficile. Quello che rimane di luglio e tutto agosto deve servire al governo per approntare un piano serio che guardi a lavoro, sviluppo e investimenti. Sono anni che evidenziamo questa necessità. Nulla è stato fatto, e ora, con la pandemia, la situazione si tocca con mano. Per Federmeccanica, tra i metalmeccanici ci sono 300mila posti a rischio, secondo noi anche di più». Rocco Palombella, segretario generale Uilm, vede nero: da una parte gli spot del governo, dall'altra l'elevato numero di vertenze irrisolte, alcune delle quali a un passo dal trasformarsi in crisi sociale. Dati e indicatori resi noti da Ue, Ocse e Banca d'Italia (crollo del Pil italiano dell'11,2%; disoccupazione alle stelle: 12,4%; più di un terzo delle famiglie dispone di risorse sufficienti per meno di 3 mesi) rendono il quadro ancora più drammatico.

Segretario, il premier Giuseppe Conte conta su un «colpo di reni».

«Peccato che questo Paese si trovi già in piena emergenza economica, sociale e occupazionale. Buona parte dei settori trainanti sono nel completo disastro economico e produttivo. Pensiamo al caso Ilva».

E anche qui, il premier ha voluto rassicurare: «Si va avanti con gli obiettivi prefissi».

«A mancare è la determinazione. Da 8 milioni di tonnellate di acciaio prodotte si è passati a 6 e, quindi, a meno di tre. Ci sono richieste di cassa integrazione a Sud di Taranto per 8.200 lavoratori. L'affidamento ad Arcelor Mittal sembrava garantire una svolta, ma nella maggioranza c'è chi ha messo gli accordi in discussione. E così sono stati bloccati gli investimenti green, quelli per l'industrializzazione e l'impiantistica. Chi ci lavora, a quelle temperature, non ha nemmeno l'acqua da bere».

Altri esempi?

«L'auto e la poca attenzione verso Fca, cioè l'azienda nazionale. Gli incentivi messi in campo, con l'innalzamento del limite delle emissioni di CO2 da 95 a 110 grammi/km, non fanno altro che favorire i produttori esteri. Il governo si è piegato alla lobby dei concessionari. E poi le polemiche sterili sul prestito garantito da 6,3 miliardi chiesto da Fca, per altro normato. Cosa doveva fare, il gruppo, dopo che le vendite sono crollate, in aprile, quasi del 100%? Il problema auto ci preoccupa molto, come quello delle due fabbriche di Cnh Industrial a rischio, cioè Brescia e Lecce. Ma c'è anche Leonardo, che patisce la messa a terra degli aerei da parte di Boeing».

All'orizzonte vede una drammatica ondata di licenziamenti?

«Ci sarà la proroga del Decreto che pone il 17 agosto come termine del divieto di licenziare. Ma i Decreti, sul piano pratico, non hanno concretezza. Nel momento in cui persiste la crisi dei consumi e si continua a parlare di seconda ondata del virus, come può un lavoratore essere tranquillo? E poi c'è il caso Whirlpool di Napoli: se vincerà la volontà di chiusura e licenziare, le altre multinazionali potrebbero seguirne l'esempio, vista l'incapacità del governo di risolvere il problema. Anche per mancanza di autorevolezza».

Molti lavoratori sono ancora in attesa della cassa integrazione.

«In 2 milioni non percepiscono l'assegno di 900 euro lordi. Il problema è che si continua a fare del terrorismo, definendo le fabbriche luoghi di contagio, che è falso. Troppi slogan e messaggi fuorvianti. E anche i voucher: come può un lavoratore pensare ora alle vacanze?».

Intanto, c'è stato il vertice di Villa Pamphili.

«Per elencare temi arcinoti e fare annunci, seguiti da retromarce. I problemi da risolvere sono chiari da tempo».

Il Decreto Semplificazione?

«Priorità sono gli atti concreti. Vi trovo tanta genericità. Si privilegia la campagna elettorale e non si toccano i problemi reali».

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