Quirinale, c'è la data: ecco quando si vota

Il presidente della Camera Roberto Fico ha convocato il Parlamento in seduta comune per l'elezione del presidente della Repubblica

Quirinale, c'è la data: ecco quando si vota

Ha ufficialmente inizio la corsa per il Quirinale. Il presidente della Camera Roberto Fico ha convocato per lunedì 24 gennaio alle 15 il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, per l'elezione del presidente della Repubblica. L'avviso di convocazione verrà pubblicato nella Gazzetta ufficiale di oggi.

Fico ha ufficializzato la convocazione oggi, a trenta giorni dalla scadenza del mandato del capo dello Stato uscente, proprio come stabilito dalla Costituzione negli articoli dedicati all'iter di elezione del presidente della Repubblica. Il mandato di Sergio Mattarella, infatti, scade il prossimo 3 febbraio. A eleggere il suo successore saranno 1008 o 1009 'grandi elettori', ossia 630 deputati, 321 senatori e 58 delegati regionali (tre per ogni Regione, ad eccezione della Valle d’Aosta che ne ha uno), anche se al momento il plenum è di 1007 membri. Alla Camera, come già ricordato da Il Giornale, solo dopo le suppletive del 16 gennaio prossimo, si conoscerà il successore di Roberto Gualtieri che ha lasciato il suo scranno da deputato dopo essere stato eletto sindaco di Roma. L'Aula del Senato, invece, deve ancora convalidare il subentro del senatore del Pd Fabio Porta a quello del Maie Adriano Cario, dichiarato decaduto.

Al momento i numeri sembrano favorire il centrodestra che può contare su 450 voti (196 Lega, 127 Fi, 58 FdI, 31 Coraggio Italia-Cambiamo-Idea e 5 di Noi con l’Italia) a cui vanno aggiunti 33 delegati regionali. Il centrosinistra allargato al M5S si ferma a 420 voto, ma salirebbe a 463 se i renziani di Italia Viva decidessero di fare fronte comune con i 'giallorossi'. Il Pd, infatti, ha133 grandi elettori, il M5S 233, Leu 18, Azione di Carlo Calenda e +Europa di Emma Bonino ne detengono 5, mentre il Centro democratico di Bruno Tabacci ha 6 deputati. A questi si aggiungono i 25 delegati regionali e il democratico Gianclaudio Bressa che è iscritto al gruppo per le Autonomie. Quest'ultimo gruppo ha, al suo interno, 4 deputati e 5 senatori. A Palazzo Madama troviamo anche 6 senatori a vita: Giorgio Napolitano, Mario Monti, Liliana Segre, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia.

A fare da ago della bilancia, però, saranno il gruppo misto di Camera e Senato dove si trovano la gran parte degli ex grillini. A Palazzo Montecitorio, la componente 'Alternativa c'è' vanta ben 19 grandi elettori, mentre altri 24 risultano non iscritti a nessuna componente. Tra i battitori liberi c'è anche l'ex LeU Michela Rostan. Sia alla componente FacciamoEco sia al Maie (Movimento associativo italiani all'estero), invece, aderiscono ben 3 deputati. Nel gruppo misto di Palazzo Madama si trovano 6 senatori di LeU e ben 13 ex pentastellati. Tra gli ex M5S ne troviamo 3 passati con Italexit di Gianluigi Paragone, uno che ha aderito a Potere al Popolo, uno che ha fatto ritorno all'Italia dei Valori e uno iscritto al Partito Comunista di Marco Rizzo.

Nelle prime tre votazioni, per eleggere il Capo dello Stato, è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti dell’Assemblea, ossia 671 voti di grandi elettori. Dal quarto scrutinio basterà la maggioranza assoluta, ossia 504 voti. Per prassi votano prima i senatori, poi i deputati e, infine, i delegati regionali. Ogni grande elettore voterà nelle cabine che si trovano sotto il banco della presidenza della Camera e che vengono chiamate "catafalchi". Una volta uscito da questa cabina, l'elettore metterà la propria scheda, piegata in quattro, nell' "insalatiera", l'urna di vimini sorvegliata da un segretario di presidenza. La "chiama" dei grandi elettori sarà ripetuta due volte. Lo spoglio viene eseguito dal presidente della Camera, che legge in Aula i nomi dei candidati ad alta voce, mentre il conto delle schede viene tenuto dai funzionari della Camera e dai componenti dell’ufficio di presidenza di Montecitorio.

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