Dopo quota 100 la variabile dei costi: ecco tutti i calcoli

Il prossimo 27 luglio si terrà una riunione fra il ministro del Lavoro ed i sindacati: le ipotesi al vaglio ed il problema dei costi

Dopo quota 100 la variabile dei costi: ecco tutti i calcoli

Si continua a discutere per il dopo Quota 100, misura varata dalla Lega che aveva permesso di anticipare la pensione a 62 anni e 38 di contributi e che non sarà più rinnovata dopo la sua data di scadenza (31 dicembre 2021).

Il prossimo 27 luglio ci sarà un incontro fra il ministro del Lavoro Andrea Orlando ed i sindacati, e durante la riunione si parlerà proprio di quali misure previdenziali inserire nella prossima legge di bilancio. Al momento si parla dell'introduzione di altre categorie di lavoratori nell'insieme di attività gravose ed usuranti, con probabile consolidanento dei meccanismi per un'uscita agevolata e sconto di un anno ogni 10 lavorati. Nei piani ci sarebbe anche una proroga con parziale riconfigurazione dell'Ape sociale, ed un prolungamento di Opzione donna (pensionamento anticipato , con assegno contributivo, per tutte coloro che hanno raggiunto i 58 anni d'età, o 59 se lavoratrici autonome, ed hanno maturato 35 anni di contributi).

Arriverà presto sul tavolo del ministro del Lavoro la relazione della Commissione tecnica sui lavori gravosi. Ad essere tenuta in considerazione anche la cosidetta 'componente giovani', così da mettere a punto degli strumenti in grado di provvedere ad una copertura previdenziale.

Il dibattito

Tanto il lavoro da fare, e molto ancora da discutere. Preoccupazione da parte non solo della Lega, componente della maggioranza di governo, ma anche dei sindacati, che temono per il dopo Quota 100. In molti a chiedere di mantenere l'uscita anticipata a 62-63 anni, o almeno di garantire la pensione al conseguimento di 41 anni di contributi a prescindere dall'età del lavoratore (Quota 41). Una posizione appoggiata anche da gran parte del Movimento 5 Stelle, che chiede flessibilità e considera impensabile una reintroduzione della legge Fornero. Fornero, fra l'altro, recentemente tornata alla ribalta, dopo essere stata richiamata in veste di consulente del Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica.

Il problema dei costi

Al momento il Mef non sembra essere molto propenso ad avallare Quota 41, proprio a causa dei costi e del monito costante della Commissione Europea, particolarmente vigile sulla questione pensioni.

Soltanto la proroga ed il rafforzamento di Ape Sociale ed Opzione donna, che dovrebbero essere confermate anche per il 2022, insieme all'aumento delle categorie di lavori usuranti, porterebbe ad una spesa di circa 500 milioni, che potrebbe raggiungere il miliardo, a seconda delle tipologie di intervento. Importante anche la cifra necessaria per applicare quella flessibilità proposta dal presidente dell'Insp, ossia la possibilità di andare in pensione a 63 anni (dopo aver maturato almeno 20 anni di contributi) con la quota contributiva dell'assegno, per poi raggiungere la retributiva una volta compiuti 67 anni. In questo caso, infatti, servirebbero 450 milioni solo per il primo anno per poi arrivare ad oltre 2 miliardi.

Costerebbe invece più di 4,3 miliardi l'attuazione di Quota 41, e solo per il primo anno. Sarebbero care anche le soluzioni di uscita per tutti a 64 anni di età con 36 anni di contributi ed assegno solo contributivo, o il pensionamento a 64 anni e 20 di contributi, con importo minimo del trattamento di almeno 2,8 volte l'assegno sociale. Si prevede un costo iniziale pari a 1,2 miliardi, fino ad arrivare a 4,7 miliardi al sesto anno.

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