La rabbia della città incisa sul tricolore: «Politici incapaci»

Lavori bloccati, la Protezione civile senza capo da due anni. Ma gli amministratori scaricano le loro colpe sui meteorologi

Basterebbe leggere quella scritta che campeggia sul tricolore issato dagli angeli del fango in via XX Settembre: «Incapaci», scritto sulla bandiera. Il messaggio è chiaro, i destinatari pure: la classe politica, tutta di sinistra, che da quarant'anni governa Genova e la Liguria.

La rabbia qui è nell'aria e anche nell'acqua che continua a piovere, si respira a pelle nei quartieri allagati. Ne hanno ascoltate troppe di scuse gli abitanti di queste zone ormai colpite una volta l'anno, afflitte da un'emergenza perenne. Stavolta non convincono le promesse del governatore Claudio Burlando: «Se mi autorizzano parto lunedì con i lavori per sistemare il Bisagno, anche se corro i miei rischi visto che c'è un contenzioso in corso». Ma come, ma non era tutto bloccato per colpa del Tar? La frase dell'eterno presidente della Regione, detta adesso, non fa che esacerbare gli animi. Non sarebbe stato meglio che questo buon proposito Burlando lo pronunciasse, e attuasse, prima della nuova tragedia? Ci si mette anche l'ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, che chiede di «non cercare capri espiatori», e sembra che metta le mani avanti per se stessa, visto che per la precedente alluvione, è finita nel mirino dei pm..

Le scuse stanno a zero, ma i capintesta della politica locale, quelli che da quarant'anni decidono cosa si costruisce e cosa no da queste parti, ieri hanno tentato un'altra scappatoia: «Nessuno ci ha avvisato», hanno lamentato tutti a favore di telecamera. La colpa delle colpe, dunque, sarebbe dell'Arpal, l'ente ambientale della Regione il cui modello matematico ha fatto flop nel prevedere precipitazioni così violente da far esondare quattro corsi d'acqua e gettare, ancora una volta, Genova nella disperazione. Il capro espiatorio dunque c'è già, bello pronto, l'importante è allontanarlo dai piani alti, quelli della politica. Peccato che proprio a quei piani, da due anni e mezzo, si tarda a prendere la decisione di nominare un responsabile del dipartimento Protezione civile ed emergenze, di cui l'Arpal fa parte. E ora è dura spiegare questo paradosso: nella Regione-sommergibile, nella terra che annega puntualmente ogni anno alla prima pioggia fuori norma, ci si è dimenticati di trovare un comandante in capo per la struttura a cui ora si vuol appiccicare tutta la responsabilità. Al posto della politica latitante va bene anche il calcio. Il presidente della Samp Massimo Ferrero lancia un appello a raccogliere fondi: «Coni, Figc, Leghe, serve aiuto a chi ha perso tutto».

Ancora una volta: le scuse stanno a zero. Tanto più che il Tar, accusato di aver bloccato i lavori di messa in sicurezza al torrente Bisagno, starebbe raccogliendo un dossier in cui si spiega per filo e per segno che i giudici amministrativi non hanno emesso alcun atto che la politica non poteva superare.

Ma a Genova la gente che scava tra il fango ed estrae i resti delle proprie vite devastate dall'incuria non ci sta più: «Incapaci», grida la scritta sul tricolore. E parlano chiaro anche le manifestazioni di rabbia più violente. Venerdì i calci alle auto della polizia municipale intervenute nella zona del Rio Fereggiano, dove c'è chi nel 2011 ha visto annegare persone care. E ieri ancora rivolta nella zona di Staglieno, dove la gente infuriata ha eretto barricate col materiale ripescato dal fango. Quante altre scuse e promesse dovranno sopportare?