Rabbia nelle carceri in rivolta Morti due detenuti a Modena

Proteste violente in tutto il Paese per i colloqui sospesi, a Pavia guardie sequestrate e fatti fuggire i prigionieri

Due detenuti morti a Modena durante la sommossa e due agenti della polizia penitenziaria sequestrati e picchiati a Pavia per rubare loro le chiavi delle celle, facendo scappare decine di carcerati. È questo il primo bilancio di una giornata di rivolta nelle carceri italiane perché, dopo giorni di tensione per i timori di contagio da Coronavirus, la pubblicazione del nuovo decreto governativo con il divieto dei colloqui con i familiari, l'annullamento dei trasferimenti degli imputati carcerati ai processi e le limitazioni delle concessione di permessi e semi libertà, all'interno degli istituti penitenziari sono scoppiati i disordini.

Particolarmente grave la situazione a Modena dove i carcerati del Sant'Anna hanno letteralmente messo a ferro e fuoco la struttura, appiccando incendi nelle celle. E quando una densa colonna di fumo nero si è alzata, hanno tentato la fuga. A bloccarli una maxi dispiegamento delle forze dell'ordine arrivate in tenuta antisommossa, mentre in cielo si levava un elicottero dei carabinieri. Trasferita immediatamente in altre carceri la settantina di detenuti che era riuscita a raggiungere il cortile per tentare l'evasione. Grave anche la situazione a Pavia nella casa circondariale di Torre del Gallo dove i reclusi divisi in gruppi si sono scontrati e nel corso della rivolta due agenti sono stati presi in ostaggio e con le chiavi loro sottratte sono state aperte le celle consentendo la fuga di decine di persone.

Già sabato a Salerno i detenuti erano saliti sui tetti e avevano dato fuoco ad alcuni locali. E a Poggioreale molti si sono rifiutati per un po' di rientrare in cella dagli spazi comuni. Problemi anche a Cassino. Ieri sono stati segnalati dai sindacati della polizia penitenziaria disordini e proteste appunto a Modena, Frosinone, Alessandria San Michele, ancora Napoli Poggioreale. Inoltre «battiture delle inferriate da parte dei reclusi - spiega il portavoce Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria), Leo Beneduci - a Foggia e Vercelli. L'impreparazione del sistema e i disagi ingiustificati del personale in particolare di polizia penitenziaria che si trova a dover correre ai ripari rispetto all'emergenza in atto trovano motivazione nel disinteresse dell'amministrazione penitenziaria centrale e del ministro Bonafede».

A Frosinone lo stop ai colloqui ha fatto esplodere una rivolta. L'intervento della polizia e di un elicottero ha permesso di riportare la situazione «sotto controllo. A Poggioreale, a partire dal padiglione Livorno quello riservato ai reati di mafia i detenuti sono saliti sul tetto di passeggio urlando e protestando. Incendiati materassi e danneggiati mobili e oggetti. All'esterno del penitenziario che rinchiude oltre 3mila persone si sono riuniti centinaia di parenti. Sul posto oltre alle forze dell'ordine anche il questore Alessandro Giuliano. Sono stati esplosi numerosi lacrimogeni e un elicottero ha sorvolato sull'istituto. Nell'emergenza Coronavirus Antigone chiede che siano assicurati i contatti telefonici tra i detenuti e i familiari, essendo sospese le visite. «Ci appelliamo - dice il presidente Patrizio Gonnella - a tutti i direttori e ai magistrati di sorveglianza affinché assicurino un contatto telefonico quotidiano dei detenuti con i familiari e affinché più gente possibile che sta scontando una parte finale della pena, possa accedere alle misure alternative alla detenzione».

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