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La rabbia del Pentagono per il riarmo europeo "made in Bruxelles"

L'America minaccia di chiudere la porta alle aziende del Vecchio Continente dopo i limiti di accesso

La rabbia del Pentagono per il riarmo europeo "made in Bruxelles"

Se non una minaccia, un avviso forte rivolto ieri da Washington ai partner europei. Gli Stati Uniti si oppongono infatti "a qualsiasi modifica che limiti la capacità" delle aziende americane di accedere al mercato europeo, si legge in un testo del Dipartimento della Difesa statunitense inviato alla Commissione Ue. Bruxelles aveva chiesto un feedback ai governi e all'industria sulle norme europee in materia di armamenti. E Washington ora definisce "sbagliata" l'eventuale linea protezionista dei 27, a più riprese sponsorizzata dal presidente francese Macron, che prevede "requisiti d'origine Ue" e una "preferenza europea" per appalti pubblici e incentivi statali soprattutto per il comparto riarmo. Il Pentagono ieri ha avvertito: niente vincoli, o nel caso di clausole l'America potrebbe rivedere le deroghe del suo "Buy American" collegate agli accordi firmati da 19 Paesi Ue, sbarrando a sua volta la porta alle aziende europee e il relativo accesso agevolato ad alcune gare.

Una preferenza europea per il comparto militare, inoltre, secondo Washington, "comprometterebbe il riarmo europeo e indebolirebbe l'interoperabilità e la prontezza della Nato". Misura "in contrasto" con l'accordo Ue-Usa sui dazi. La difesa resta principalmente competenza nazionale e se da un lato il Pentagono afferma che gli Usa "sostengono pienamente il riarmo Ue e la rivitalizzazione della base industriale della difesa europea", chiede che "questi sforzi non devono mettere a repentaglio la nostra capacità collettiva di fornire equipaggiamenti o mettere a rischio i benefici economici condivisi". E cioè, continuare a comprare armamenti Made in Usa; a oggi oltre il 50%. Paletti che, se ignorati o aggirati, avranno ripercussioni, su cui gli sherpa Ue già ragionano.

Anche la Camera di commercio americana ieri ha messo in guardia contro una preferenza europea stringente. Prese di posizione alla vigilia della presentazione - il 26 febbraio - del complessivo Piano Ue per l'industria che potrebbe contenere quelle clausole "Buy European" nei settori strategici, chieste dalla Francia a Von der Leyen. Ci sarà poi l'aggiornamento della direttiva comunitaria del 2009 sugli appalti per la difesa. L'Ue ha già introdotto criteri di contenuto minimo europeo nel programma Safe da 150 miliardi e nel prestito da 90 miliardi per l'Ucraina: almeno il 65% del valore degli equipaggiamenti deve provenire dal Vecchio continente. Ieri un nuovo passo sfidante verso quella difesa comune che non c'è, ma è non più miraggio. A Cracovia i ministri del gruppo E5 (Italia, Francia, Germania, Polonia e Regno Unito) alla presenza dell'Alta rappresentante Ue Kallas, della vice-segretaria Nato ekerinska e del ministro della Difesa ucraino Fedorov hanno confermato sostegno a Kiev; sviluppo dell'industria comune degli armamenti e delle capacità produttive; rafforzamento della prontezza operativa; contrasto alle minacce ibride. Gli E5 hanno soprattutto lanciato un'iniziativa congiunta per droni a basso costo. Tecnologia e difesa anti-aerea Made in Europe. "La nuova iniziativa Leap darà un contributo importante a quella ideata dai nostri amici britannici per procurarsi i cosiddetti effettori a basso costo e piattaforme autonome", ha spiegato il ministro tedesco Pistorius.

Per favorire l'integrazione, si pensa di creare "una flotta comune o una task force multi-dominio o una versione europea dei Five Eyes", l'accordo sull'intelligence che lega Usa, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

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