La notizia che la fisica quantistica italiana Francesca Ferlaino sia stata nominata "scienziata austriaca dell'anno" ha fatto pensare a molti che quel cognome l'avevano già sentito. Infatti la professoressa Ferlaino, prima donna a diventare direttore scientifico di uno degli Istituti più prestigiosi al mondo per la fisica quantistica, quello dell'Università di Innsbruck, è figlia di quel Ferlaino storico presidente del Napoli ancora venerato dall'intera città per aver loro regalato Maradona.
Ecco come il mondo del calcio e quello della potentemente impenetrabile fisica quantistica si sono miscelati in questa brillante scienziata. È molto gentile, con un accento napoletano ulteriormente addolcito da un'inflessione fiorentina perché ha studiato anche a Firenze.
Le domando, provincialotta, se vorrebbe tornare in Italia, domanda ordinaria per tutti i "cervelli in fuga", specialmente se di successo. "Io sto molto bene qui, l'istituto e il mio gruppo sono fantastici, ma mai dire mai, in futuro chissà".
In un'intervista Ferlaino diceva che la scienza è un bene condiviso, creato collettivamente attraverso le generazioni e che è la conoscenza a rimanere per sempre, per tutti, universale. È un concetto potente, che svela in qualche modo la limitatezza di domande sulla localizzazione degli istituti, sul perché in Austria e non Italia. Infatti la professoressa, priva di vis polemico, spiega che per esempio "a Firenze c'è un istituto di ricerca di grande valore con ricerche e pubblicazioni importantissime, anche le università in Italia fanno un lavoro eccellente, la differenza della competitività sta nell'organizzazione dei dottorati di ricerca, che però non dipende dalle Università ma dai ministeri".
Quale impatto concreto le sue ricerche avranno sulle nostre vite? Lei è paziente, o forse solo abituata alle domande sciocche: "Il vero valore degli studi sulla fisica quantistica, come quello di tutte le scienze, non risiede solo nella sua possibilità attuale di applicazione, ma anche nelle possibilità che potranno apparire domani. Io con la mia ricerca metto una prima pietra, magari domani qualcun altro, anche ricercatore di un'altra scienza, poserà una nuova pietra e le applicazioni diventeranno infinite. E comunque, se vuole un esempio, lei ha mai pensato come un geolocalizzatore possa essere così preciso? Ecco, il suo telefono è geolocalizzato da satelliti e ogni satellite ha un orologio. Gli orologi devono funzionare in modo esattamente uguale sennò non sarebbero precisi, ed è impossibile trovare orologi costruiti dall'uomo che funzionino in modo identico. L'unica possibilità è l'atomo, infatti gli orologi dei satelliti sono orologi atomici".
Proseguo prudente su un terreno più conosciuto, chiedendo come lei, nata nel mondo del calcio, abbia deciso di diventare una fisica? "Quando ero piccola visitai una centrale nucleare. Scoprire che un atomo potesse generare energia mi entusiasmò.
Ho fatto tanta fatica all'inizio, di matematica non sapevo niente perché avevo fatto il liceo classico, ma dal mondo del calcio avevo imparato a non arrendermi. E poi, la palla è tonda, proprio come l'atomo". Congratulazioni per il suo premio professoressa, e grazie di rappresentare tutte le donne che non si arrendono.