Dittatori feroci, terroristi, Imam radicali e picchiatori. Dal 2013, anno dell'ingresso in Parlamento, il Movimento Cinquestelle coltiva relazioni pericolose. Che talvolta diventano atti ufficiali. Si passa dalle mozioni pro Maduro in Parlamento, mostrando sostegno all'ex dittatore venezuelano, alle conferenze stampa con Mohammad Hannoun, il grande finanziatore di Hamas arrestato per terrorismo in un'inchiesta della Procura di Genova. Fino alle missioni nella Russia di Putin.
Il flirt politico tra il Movimento, fondato da Beppe Grillo (nella foto) e poi passato nelle mani di Giuseppe Conte, con dittatori e terroristi è datato. E consolidato. Nelle carte dell'inchiesta della Procura di Genova su Hannoun, le relazioni trovano un'ulteriore conferma. Spunta una conversazione di Sulaiman Hijazi, storico braccio destro di Hannoun, che parla con un ex deputato del Movimento per trasferire un milione di euro a Gaza. Il 21 gennaio lo stesso Hannoun in una telefonata con un'operatrice umanitaria spiega che vorrebbe avvalersi di Di Battista e Ascari per trasferire i soldi. Ovviamente Di Battista e Ascari non sono coinvolti nell'indagine. Il punto resta politico: le frequentazioni pericolose dei Cinquestelle. Il Giornale ha documentato nei giorni scorsi gli incontri tra Sulaiman Hijazi ed esponenti politici del Movimento. Fotografie con il leader stesso, con Roberto Fico, con Gaetano Pedullà, con Stefania Ascari o l'ex grillino Alessandro Di Battista.
Sempre il Giornale ha rivelato con un video esclusivo la richiesta di donazioni da parte della parlamentare Stefania Ascari per l'associazione Abspp di Mohammad Hannoun. Nel pantheon delle strane relazioni grilline un posto di tutto rispetto il feeling con il Venezuela dei dittatori.
Nel 2015 Di Battista (all'epoca uomo di punta dei Cinquestelle) e l'ex sottosegretario alla Farnesina, il grillino Manlio Di Stefano, organizzano un convegno a Montecitorio dal titolo "L'alba di una nuova Europa". Durante l'evento si prende a modello l'alleanza dei governi filo-chavisti di Centro e Sudamerica. Luciano Vasapollo, un professore della Sapienza, esalta Maduro. Di Battista e Di Stefano si spellano le mani. Due anni dopo, nel 2017, Di Stefano, accompagnato dalla deputata Ornella Bertorotta e dal senatore Vito Petrocelli, va a Caracas per toccare con mano la rivoluzione venezuelana. Dove il popolo è ridotto alla fame e gli oppositori finiscono in carcere senza processi.
L'amicizia con Maduro porta a bene a Petrocelli che diventa, nella legislatura 2018-2022, presidente della commissione Esteri del Senato. Nel 2019 Petrocelli guida una missione a Mosca. Il viaggio si pone l'obiettivo di redigere "un atto di indirizzo verso i rispettivi governi sulle relazioni tra l'Italia e la Russia di Putin". Conte non è da meno. E dà prova della propria "simpatia" per la Russia durante il Covid. Quando approva da Palazzo Chigi la missione dalla "Russia con amore". Un contingente militare russo entra in Italia per fornire assistenza. In realtà la missione finisce sotto i riflettori del Copasir. Grillo e Di Maio si distinguono subito per un rapporto stretto con la Cina. Il comico è di casa all'Ambasciata cinese in Italia, l'ex capo dei Cinque stelle è l'ispiratore dell'accordo La Via della Seta tra Roma e Pechino. Intesa siglata durante il Conte 1.
Nella galassia delle relazioni pericolose c'è spazio anche per i picchiatori di piazza. Nel 2019, alla vigilia delle elezioni europee, Di Maio (all'epoca vicepremier) e Di Battista incontrano una delegazione dei gilet gialli, il movimento che aveva messo a ferro e fuoco la Francia.
Con la Francia violenta casca anche Conte. Per una breve parentesi l'avvocato grillino aggancia il leader della sinistra francese Mélenchon, il partito che dà ospitalità a islam radicale e centri sociali. Il sogno? La France Insoumise italiana.