Renzi battezza "Italia Viva": "Siamo in 40 in Parlamento"

L'ex premier: "Ho fatto un'operazione machiavellica". Ma smentisce di far cadere Conte: "Chi me lo fa fare?"

Renzi battezza "Italia Viva": "Siamo in 40 in Parlamento"

Il nome è svelato: sarà «Italia Viva», che può suonare anche come «Viva l'Italia» e magari - come denunciano subito preoccupati diversi esponenti azzurri - ricordare un po' «Forza Italia». Ma era anche lo slogan della Leopolda 2012: «Viva l'Italia viva».

Dagli studi di Porta a Porta, ieri sera, Matteo Renzi ha svelato nuovi particolari sulla sua operazione politica: uscita dal Pd e fondazione di un movimento centrista in grado di occupare uno spazio politico al momento vacante. E di diventare azionista chiave della maggioranza che sorregge il Conte bis, che ovviamente Renzi (vera levatrice dell'esecutivo) non ha alcuna intenzione - come ha spiegato allo stesso premier - di far cadere: «Il governo non avrà problemi - garantisce l'ex premier - questa operazione la abbiamo fatta apposta per dare lunga vita all'esecutivo». E a chi gli fa notare che Conte si è detto «perplesso» sulle ripercussioni, replica candido: «Indipendentemente dalle perplessità che nutre il presidente del Consiglio, a me chi me lo fa fare di mettere in difficoltà il governo?». Del resto, Renzi rivendica senza falsi pudori la realpolitik che lo ha portato a fare la sterzata che ha prodotto il governo giallorosso anzichè le elezioni vagheggiate da Salvini, e che ora lo porta a dar vita ad un nuovo partitino tirandosi dietro «25 deputati e 15 senatori: saremo in 40». Anche se una fedelissima ha dato forfait a sorpresa: Anna Ascani «ha deciso che non sarà con noi», annuncia. Dicono i maligni che lo ha fatto perchè si è sentita tradita dal capo: è diventata viceministra ma non ministra, come si aspettava.

«Se partiamo dalla parola scissione - dice Renzi - diamo l'idea di un'operazione di Palazzo: C'è anche quella, non facciamo le verginelle. Mandare a casa Salvini è stata un'operazione di Palazzo. Machiavellica, se volete. E per me Machiavelli è un grande». Però, giura, andarsene dal Pd «è stato anche un sacrificio personale: la sera prima non ho dormito».

Per quanto lo riguarda, la legislatura «arriva al 2023, e deve eleggere il nuovo presidente della Repubblica», mettendo in chiaro quale sia la partita fondamentale al cui tavolo vuol sedere col suo mazzo di carte. Il Pd, al cui «popolo» dice di volere «molto bene», «è stata la mia casa, ma è anche una comunità dove le correnti contano più delle idee. Per sette anni ho cercato, giorno dopo giorno, di dedicare loro la mia esperienza politica, ma le polemiche, le divisioni e i litigi erano la quotidianità». Poi Renzi assesta il colpo: «Il partito novecentesco non funziona più. C'è bisogno di una cosa nuova, allegra e divertente».

Quanto a Nicola Zingaretti «da oggi non è più il mio segretario, ma resta un amico. Quando diceva che non avrebbe fatto l'accordo con M5s era spiegabile la sua posizione. Attaccare Zingaretti su questo, lo dico da ex, è profondamente ingiusto. Da parte mia non ci sarà nessuna polemica, le polemiche egli ex sono insopportabili».

Quegli ex, che se ne andarono dal Pd in polemica con lui, che ora sono pronti a rientrare, armi e bagagli, in un partito derenzizzato: l'ex premier lo dà per scontato e vede all'orizzonte il ritorno della Ditta. «Bandiera rossa non sarà mai il mio canto - dice - Io avevo già deciso di andare via, e se dicessi che lo faccio perché c'è chi canta Bandiera rossa direi una bugia. Ma con tutto il rispetto per una storia, io non credo che il Pd sia il partito dove si canta Bandiera rossa. Allora è meglio che tornino D'Alema e Speranza. Sicuramente sono più intonati di me per cantarla». E sottolinea: «Non mi sopportavano, ora che sono andato via, rientreranno. É una ragionevole supposizione. Penso che rientreranno e che il Pd sarà finalmente libero dall'alibi di Renzi». Poi lancia il guanto di sfida a Salvini: «Accetti un faccia a faccia con me». E quello accetta prontamente, pur di tornare in tv.

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