La Repubblica giudiziaria al crepuscolo

Il rumore di sottofondo si è fatto squillo di tromba quando, dopo un lungo silenzio, Michele Santoro ha detto che in fondo Silvio Berlusconi è una brava persona e che la storia della trattativa Stato mafia era una bufala

La Repubblica giudiziaria al crepuscolo

Il rumore di sottofondo si è fatto squillo di tromba quando, dopo un lungo silenzio, Michele Santoro ha detto che in fondo Silvio Berlusconi è una brava persona e che la storia della trattativa Stato mafia era una bufala. Parole lapidarie pronunciate in tivù, nel Sacro Tempio della morale pubblica, dal primo e più celebre dei censori della «casta» politica, dei cultori dell'antiberlusconismo, degli aedi dei più screditati pentiti di mafia come Massimo Ciancimino.

Si è dunque chiusa un'epoca, è chiaro. Ma quel che colpisce è che si è chiusa esattamente come si chiuse l'epoca precedente: con i magistrati nelle stesse, identiche condizioni dei politici di allora. Quei politici di cui hanno espropriato le funzioni in nome di un codice che non era penale, ma morale. Magistrati, visti oggi, divisi in correnti così settarie e conflittuali da sembrare cosche, dediti alla trama, bramosi di potere, sensibili ai denaro, refrattari ad ogni responsabilità costituzionale e personale... Un incredibile ribaltamento di ruoli a trent'anni da quando tutto, improvvisamente, cambiò. La Prima repubblica si è conclusa con la magistratura che mette in stato d'accusa la Politica e con Bettino Craxi nel ruolo, tragico, del capro espiatorio. La Seconda repubblica si sta concludendo con i media e la pubblica opinione (negli ultimi 11 anni la fiducia nei magistrati è passata dal 68 al 39%) che mettono in stato d'accusa la magistratura e con Luca Palamara nel ruolo, più grottesco che tragico, del capro espiatorio.

Tutto sta cambiando, dunque, e molto in effetti è già cambiato. Piercamillo Davigo e Beppe Grillo sul banco degli imputati, la Raggi che si scusa con Marino per averne invocato la carcerazione, i salvataggi di banche private con denaro pubblico, 50 miliardi di opere pubbliche da realizzare in deroga al codice degli appalti, la crescente consapevolezza che reati come l'abuso d'ufficio non ostacolino il crimine ma la buona amministrazione, quel che resta del Movimento 5stelle pronto a rimangiarsi parte della prescrizione e a votare la riforma Cartabia: solo un primo passo, certo, ma culturalmente rivoluzionario, nella direzione dello Stato di diritto. E perciò in direzione contraria alla spettacolarizzazione delle indagini, alla criminalizzazione dell'imputato, all'arbitrio dei pubblici ministeri.

La svolta è apprezzabile, la crisi del potere conclamata. Grava su chiunque abbia una qualche responsabilità pubblica il dovere di contribuire a ricostruite la credibilità e l'efficacia delle Istituzioni.

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