Molto spesso ci sono islamici che si nascondono dietro la falsa narrazione del dialogo interreligioso. E, non sappiamo se sia o meno il caso di Mahmoud Asfa, il capo della moschea milanese di Viale Padova 144, ma è certo tra le sue frequentazioni annoveri personaggi che oggi sono accusati di terrorismo. In più occasioni, infatti, lo vediamo in atteggiamenti piuttosto amichevoli con Mohammad Hannoun, oggi in regime di massima sicurezza a Terni perché considerato il vertice della cupola di Hamas in Italia, o con Riyad Albustanji, anche lui dietro le sbarre con il medesimo capo d'accusa. Albustanji, ritratto anche in circostanze in cui imbraccia un mitra in quel di Gaza, è la figura di collegamento tra l'Italia e le Brigate Al Qassam, ovvero il braccio armato dei terroristi. Si tratta di una delle figure chiave nel portare il denaro ad Hamas utilizzando come corsie secondarie Turchia ed Egitto.
Albustanji, infatti, come sottolineano gli inquirenti, si recava nei centri culturali, recitava i suoi sermoni, e raccoglieva la "zakat", ovvero l'elemosina obbligatoria che nell'islam costituisce uno dei cinque pilastri fondamentali per chi appartiene alla comunità.
Il bacino in cui confluiva il denaro era la Abspp, l'associazione di Hannoun, e poi tramite bonifici con causali come "pasto caldo", o sacchi di contanti, volavano oltreconfine.
Asfa, che non si è mai espresso circa la maxi inchiesta della Procura di Genova, né ha mai voluto rispondere a noi che lo abbiamo provato a chiamare, ha anche più volte incontrato Abu Omar, responsabile per l'Italia centrale della Abspp, indagato per il reato di cui all'articolo 270, che punisce chi promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo. Abu Omar, peraltro, è parte della moschea di Centocelle ed è molto vicino a Sulaiman Hijazi, storico braccio destro di Hannoun. Ma c'è un dettaglio, perché Hijazi ha sposato Nibras Asfa, la figlia del titolare del centro milanese. Diverse le intercettazioni in cui Sulaiman e Nibras commentano il giro di denaro, piuttosto che il ruolo di Hannoun come membro di Hamas. Poteva Asfa non sapere? Porsi il dubbio è più che lecito, anche perché Hijazi è sempre presente con lui in moschea, si sentivano telefonicamente, e Mahmoud era al corrente di alcuni incontri che suo genero faceva, uno su tutti quello con Abu Omar a Roma.
Che ruolo riveste, quindi, Mahmoud Asfa? Si discosta o meno dalle persone con cui sicuramente ha intrattenuto rapporti?
Intanto, proprio la moschea di Asfa sta invitando i propri fedeli a donare durante il mese del Ramadan: "Donare continua a fornire pasti iftar (pasto serale con cui i musulmani interrompono il digiuno quotidiano durante il mese sacro del Ramadan ndr) più di 310 persone a digiuno ogni giorno, quindi contribuisci con noi a questa beneficenza, progetto iniziato più di 30 anni fa presso la casa della Cultura Islamica di Milano. Il costo è di 1300 euro al giorno", scrivono.
Solo per il cibo, quindi, sono circa 40 mila euro al mese, ma ci sono anche occasioni in cui a provvedere alle spese sono enti terzi. "L'iftar di oggi per 450 persone è stato offerto dall'associazione Iqra della comunità del Bangladesh", fanno sapere il 10 di gennaio.
Poi però il 20 febbraio, nella locandina che contiene le coordinate bancarie, si legge che 250 pasti costano 1200 euro, più o meno la stessa cifra che però, giorni dopo, avrebbe coperto circa 100 pasti in più.Sarà sicuramente un mero errore di calcolo, ma certo è che Asfa ha frequentato chi, secondo l'accusa faceva della finta beneficenza un vero e proprio business per rimpinguare le tasche dei tagliagola.