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Ricercato per stupro arrestato a Padova: era in Italia dal 2014

La violenza sarebbe avvenuta la sera del 9 marzo di dodici anni fa ad Augusta, in Baviera

Ricercato per stupro arrestato a Padova: era in Italia dal 2014
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Voleva un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, ma gli agenti dell'ufficio immigrazione della questura di Padova si sono accorti che l'uomo, un nigeriano di 51 anni, anche se aveva declinato false generalità, era ricercato da sette anni per uno stupro commesso in Germania nel 2014, reato per il quale un tribunale tedesco lo ha condannato nel 2019 a 15 anni di carcere. La violenza sarebbe avvenuta la sera del 9 marzo di dodici anni fa ad Augusta, in Baviera, quando una ragazza sarebbe stata prima avvicinata dall'uomo (all'epoca 39enne) mentre era in fila davanti a un locale, quindi palpeggiata contro la sua volontà, costretta a seguirlo in un boschetto poco lontano e infine brutalizzata e abusata sessualmente, riportando lesioni su tutto il corpo, come ricorda la nota della polizia. L'uomo, quello stesso anno, avrebbe poi lasciato la Germania per sottrarsi alle conseguenze giudiziarie, arrivando in Italia a fine 2014, poco dopo l'insediamento del governo Matteo Renzi. Qui sarebbe riuscito, utilizzando false generalità, a stabilirsi per anni, mettendo in evidenza le falle di un sistema che difficilmente intercetta chi si muove tra Paesi europei cambiando identità, anche quando a governare era chi oggi come il leader di Iv - non lesina critiche all'esecutivo sulle politiche migratorie. In oltre un decennio passato in giro per l'Italia, oltre a richiedere la protezione internazionale, il nigeriano sotto falso nome ha accumulato precedenti per reati contro il patrimonio e violazioni delle norme in materia di immigrazione clandestina. Evidentemente convinto che il cambio di identità fosse stato sufficiente a sottrarsi alla giustizia, il 51enne ha scelto infine di provare a uscire da quella zona grigia in cui aveva vissuto per anni, chiedendo alla questura di Padova un permesso di soggiorno per lavoro. Ed è lì che il sistema, questa volta, ha funzionato, eccome. Dal "Sistema d'informazione Schengen", il Sis, la banca dati europea per la sicurezza delle frontiere, è saltata agli occhi degli agenti al lavoro sulla sua pratica un "rintraccio", ossia una segnalazione da verificare, annotata sotto un alias collegato all'uomo.

Il successivo controllo delle impronte digitali, affidato al gabinetto della scientifica della stessa questura veneta, è quindi bastato a chiudere il cerchio: il 51enne era il ricercato già condannato per lo stupro in Baviera. A quel punto la pratica per il permesso di soggiorno è andata in archivio, e l'uomo è stato trasferito in carcere, in attesa di estradizione.

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