La data del referendum sulla giustizia non si sposta, rimane il 22-23 marzo, malgrado tutti i ricorsi del fronte del No che è riuscito solo a far aggiustare il quesito. Dei contenuti della riforma per la separazione delle carriere e dei modi per informare i cittadini parliamo con il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, di Forza Italia.
Dunque ora parte davvero la campagna referendaria: che programma ha il fronte del Sì?
"Finalmente abbiamo la certezza di andare a votare, tranne che non si inventino altre azioni dilatorie. Finora, gli avversari della riforma hanno diffuso ogni possibile catastrofe legata al nuovo sistema, manca solo l'invasione delle cavallette tra tutto quello che dovrebbe accadere, con la separazione delle carriere. Abbiamo già organizzato 350 eventi sul territorio, per spiegare i contenuti della riforma e speriamo di continuare, senza deviazioni per contestare le falsità su quella che è invece una ineludibile battaglia di civiltà, non di partito".
Per Forza Italia è una battaglia storica, intitolata a Silvio Berlusconi.
"Proprio così e da domani (oggi, ndr) il partito azzurro lancerà una massiccia campagna di comunicazione in 30 città, con grandi manifesti sugli autobus e nelle stazioni, affissioni di poster giganti ovunque, nello stile caro al Cavaliere. Avrà un'azione crescente, sempre più visibile in giro per le città, con lo slogan: La legge sarà uguale per tutti. Vota Sì il 22-23 marzo. Dobbiamo far capire che stavolta non è necessario il quorum, quindi è fondamentale andare al seggio, perché anche un solo voto può fare la differenza".
Accusano i sostenitori del Sì di essere fascisti, ma il paradosso è che a volere l'unità delle carriere tra giudici e pm fu proprio il fascismo, nel 41...
"È un'assurdità, perché al contrario la riforma supera definitivamente l'ultimo residuo fascista rimasto nella Costituzione. Tra tutte le eresie e le bestemmie attorno al referendum questa è la più grave, offende la memoria di un partigiano come Giuliano Vassalli che è il padre del processo accusatorio e di tanti altri a sinistra che difendono la separazione delle carriere, come l'ex presidente della Consulta Augusto Barbera".
Come smonterete l'accusa di puntare ad assoggettare il pm al governo?
"Invitando chi sostiene questa tesi a leggere l'art.104 della Costituzione che, esattamente come prima, afferma che la magistratura è un organo autonomo e indipendente da qualsiasi altro potere. Così è e così rimarrà. Nulla in questa riforma fa presupporre che questo principio venga alterato. E non viene toccata neppure l'obbligatorietà dell'azione penale".
Che pensa delle polemiche sul consigliere di Cassazione che in una chat invitava a votare No?
"Alcuni magistrati non possono fare come Arturo Brachetti che entra in scena in un modo e ne esce in un altro: quando non si ha la toga si possono
utilizzare contro la maggioranza espressioni di dissenso crudo e quando la si indossa si pretende di essere giudicati imparziali. E poi, come il giudice Guardiano, arrivano a minacciare querele, forma antica di intimidazione".