Con il ritiro del 90% delle truppe Usa i talebani si riprendono l'Afghanistan

Negli ultimi giorni più di mille soldati sono fuggiti in Tajikistan. I fondamentalisti avanzano. L'Italia fa evacuare gli interpreti

Con il ritiro del 90% delle truppe Usa i talebani si riprendono l'Afghanistan

«In Afghanistan la situazione sta precipitando ad una velocità inaspettata - spiega una fonte del Giornale a Kabul - I talebani conquistano sempre più distretti nel Sud e nel Nord del Paese. L'obiettivo è chiaro: stringere il cerchio attorno ai capoluoghi provinciali per occupare le grandi città». Il Pentagono ha annunciato di aver completato il 90% del ritiro, ma le forze di Kabul sembrano allo sbando.

Negli ultimi giorni 1037 soldati e poliziotti sono fuggiti nel vicino Tajikistan incalzati dai talebani che hanno conquistato gran parte della provincia di Badakshan, un tempo roccaforte anti integralista. E gli insorti stanno riscuotendo i dazi doganali al posto di frontiera di Sher Khan Bandar conquistato il 22 giugno. Solo fra il 4 e 5 luglio sono caduti 7 distretti in diverse aree del paese. In giugno i talebani hanno catturato 715 mezzi blindati, camion e pezzi di artiglieria americani in dotazione alle forze di sicurezza afghane.

«Guardiamo con attenzione ma anche con preoccupazione la situazione sul terreno, perché certamente il ritiro delle nostre forze ha portato un innalzamento della violenza e per questo l'impegno della comunità internazionale deve essere molto alto», ha dichiarato ieri il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. L'Italia ha già evacuato 222 interpreti e collaboratori afghani con le loro famiglie nella prima fase dell'operazione Aquila. Però molti, al fianco dei nostri soldati per anni, sono ancora in attesa di protezione. «La situazione della sicurezza sta peggiorando e chi ha collaborato con le forze della Nato è considerato un infedele dai nemici del nostro paese. Gli infedeli vengono puniti e uccisi», scrivono 20 interpreti della zona di Herat. Altri collaboratori degli italiani sono bloccati a Kabul. Il ministro della Difesa, dopo una campagna del Giornale, ha garantito protezione per 400-500 afghani, ma i numeri finali potrebbero essere più alti. Al momento ci sono tre liste in mano al Comando operativo interforze, che dovrebbe organizzare un nuovo ponte aereo. La Germania ha già concesso visti di protezione a 2400 afghani con le loro famiglie.

Il 4 luglio i talebani hanno conquistato il distretto chiave di Panjwai, che confina con quello di Kandahar dove si trova la «capitale» dell'Afghanistan meridionale. Negli ultimi giorni la pressione degli insorti è aumentata nel nord est provocando la fuga in Tajikistan di oltre 1000 uomini della forze di sicurezza afghane. Il presidente tajiko, Emomali Rakhmon, ha mobilitato 20mila riservisti per schierarli sulla frontiera con l'Afghanistan. Il Cremlino ha garantito appoggio, anche militare. I consolati russi, turco, pachistano e iraniano nel nord del Paese, in grandi città come Mazar i Sharif, stanno chiudendo i battenti.

Kabul vuole reagire con il nuovo ministro della Difesa, il leggendario Bismillah Khan, che combattè contro gli invasori sovietici al fianco di Ahmad Shah Massoud. E nel 2001 lanciò l'offensiva nella piana di Shomali, che aprì le porte alla liberazione di Kabul dai talebani.

Nel vuoto lasciato dagli occidentali potrebbe inserirsi la Cina. Il sito Daily Beast ha rivelato che Kabul sta premendo «per una estensione del China-Pakistan Economic Corridor da 62 miliardi di dollari». Una costola della via della Seta, che prevede anche una nuova autostrada dalla capitale alla pachistana Peshawar. La penetrazione cinese in Afghanistan può avvenire solo con un «esercito di contractor», i «soldati» privati già mobilitati in Africa per proteggere gli investimenti della via Seta.

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