La rivincita della tradizione: la pizza migliore costa 6 euro

Il "Crazy Pizza" di Briatore non figura tra i primi 100 locali italiani. Ma le due sedi erano aperte da poco

La rivincita della tradizione: la pizza migliore costa 6 euro

Chi di pizza si occupa quotidianamente non è nemmeno andato a controllare. Ma chi si è appassionato alla querelle tutta social che qualche settimana fa ha diviso Flavio Briatore e la band dei pizzaioli tradizionali napoletani non poteva non accorgersene: Crazy Pizza, il brand di pizze gourmet dell'imprenditore cuneese, non è tra le prime cinquanta pizze della più autorevole classifica italiana del settore, 50 Top Pizza. E nemmeno tra le prime cento che allargano lo sguardo anche dalla posizione 51 alla 100, se è per questo.

La faccenda effettivamente è interessante, anche se non si può definire una bocciatura tout court per la catena del patròn del Billionaire. Va detto intanto che le due sedi italiane di Crazy Pizza, quelle di Roma e di Milano, hanno aperto la prima il 15 febbraio e la seconda poche settimane dopo e le guide sono lavorate sempre con molti mesi di anticipo rispetto a quando vengono presentate (nel caso della classifica curata da Luciano Pignataro, Barbara Guerra e Albert Sapere il 27 luglio). Insomma, potrebbero non esserci stati i tempi tecnici per includere Crazy Pizza nel lungo percorso di selezione e valutazione. Ma certamente c'è anche una risposta del «sistema». 50 Top Pizza, creata nel 2017 e in breve affermatasi come la principale guida del settore, ha un approccio assai tradizionale alla materia, premiando spesso locali in cui la margherita costa pochi euro, proprio quello che Briatore contesta («ma come fanno a far pagare una pizza quattro o cinque euro?», si chiese nei giorni della polemica). E del resto proprio Pignataro, storico critico gastronomico del Mattino di Napoli, intervistato da Fanpage sulla tonda polemica, prese una posizione piuttosto chiara, parlando si «scorrettezza di Briatore» nell'«ipotizzare che chi vende la pizza a questi prezzi o non sia in regola con il personale o non paghi le tasse». In ogni caso Pignataro non ha dubbi: «La pizza è e resterà prodotto popolare perché è quello il suo successo». Con buona pace di Briatore e delle sue «pizze smeralde».

Insomma, con queste premesse l'esclusione delle pizze al Pata Negra (65 euro), al salame&Gorgonzola (23,50 euro) e al Tartufo (52 euro) proposte nei locali di Briatore non sorprende affatto. Meglio, molto meglio, per i curatori di 50 Top Pizza, rinomati maestri classicisti che vendono la margherita a 6 euro. Come Francesco Martucci che si piazza al primo posto della classifica col suo locale casertano, i Masanielli (le pizze del vulcanico Martucci io le ho provate e sono davvero magnifiche). Come Ciro Salvo di 50 Kalò a Napoli, secondo classificato, che propone la Marinara addirittura a 5 euro. O come Diego Vitagliano con la sua pizzeria 10 a Napoli. Un podio tutto campano da cui è escluso, con un po' di scalpore, il maestro assoluto della pizza italiana degli ultimi anni, Franco Pepe, che con il suo Pepe in Grani a Caiazzo (Caserta), quest'anno scivola al quattordicesimo posto.

Insomma, la Campania Felix domina la classifica, accaparrandosi l'intero podio e occupando sei dei primi dieci posti e trenta dei primi cento. Ma c'è spazio anche per regioni insospettabili come il Veneto, che conquista il quarto posto con i Tigli di San Bonifacio (Verona). Ma anche in questo caso sbalordisce sono chi non conosce il grande lavoro fatto negli ultimi anni da Simone Padoan. E nella top ten figurano anche due locali romani (Seu Pizza Illuminati al sesto posto e 180g Pizzeria Romana all'ottavo) e un classico milanese, Dry, al nono posto. Tra le prime cento pizzerie dopo al Campania (30) ci sono il Lazio (13), la Lombardia (12), la Toscana (10), Puglia e Veneto (5), Piemonte e Sardegna (4), Sicilia (3), Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria e Marche (2), Calabria, Molise, Trentino-Alto Adige e Umbria (19: Chi vuole consultare la lista può visitare il sito www.50toppizza.it. Ma Flavio, tu puoi anche non farlo.

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