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Bonafede è accerchiato: "Vergogna, i boss mafiosi sono ancora fuori dal carcere"

Il ministro della Giustizia ancora sotto attacco per la situazione precaria delle carceri e i boss scarcerati ancora ai domiciliari

Bonafede è accerchiato: "Vergogna, i boss mafiosi sono ancora fuori dal carcere"

La posizione del ministro Alfonso Bonafede continua a traballare. Dopo la rivolta avvenuta in queste ultime ore all'interno del penitenziario di Benevento, infatti, si inasprisce ulteriormente la polemica sulla situazione delle carceri italiane e la clamorosa scarcerazione dei boss in tempi di lockdown. Sono stati ingenti, secondo quanto riferito da "Agi", i danni riportati dalla struttura penitenziaria campana in seguito ai disordini provocati da due detenuti di origine marocchina: si parla di 5 celle devastate e date alle fiamme, un muro sfondato, e 5 agenti della polizia penitenziaria rimasti feriti.

Sul caso è intervenuto il leader della Lega Matteo Salvini, da sempre dalla parte delle forze dell'ordine, che ha puntato il dito contro il ministro della Giustizia Bonafede, messo ancora una volta sotto accusa."Una rivolta nel carcere di Benevento, con cinque agenti feriti, celle in fiamme e un muro sfondato. Il tutto mentre più di 100 boss usciti di cella durante il lockdown non sono tornati in galera nonostante la propaganda del governo", ha infatti dichiarato il segretario del Carroccio, riportando all'attenzione un caso che mesi fa aveva provocato grande imbarazzo nel governo. "Solidarietà alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria: l'Italia non merita un governo così incapace e pericoloso. Chi sceglie la Lega sceglie la certezza della pena, chi sceglie il Pd preferisce le rivolte e i boss a casa", ha quindi concluso Salvini, attaccando direttamente l'esecutivo.

Nonostante le promesse ed il decreto firmato da Bonafede, infatti, molti dei boss finiti ai domiciliari perché a rischio contagio non hanno ancora fatto ritorno dietro le sbarre. In Italia non ci troviamo più in una situazione di emergenza sanitaria, eppure sarebbero almeno 112 su 223, secondo "Repubblica", i boss ed i criminali a trovarsi ancora ai domiciliari.

Duro anche il giudizio del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. "Bonafede è un presunto ministro che sta coprendo il Paese di vergogna. Ha finto di varare un decreto per ripristinare una situazione che aveva devastato. Ma invece gli effetti sono stati molto limitati. Bonafede è un irresponsabile. I grillini hanno aiutato i mafiosi", ha sentenziato il rappresentante di Forza Italia, come riportato da "Repubblica". "Devono rispondere di questa colpa. Erano a parole i paladini della legalità, sono diventati i camerieri della criminalità. Bonafede, lo diciamo da tempo, deve essere cacciato e con lui tutto il governo. Conte, Bonafede, i grillini, ma con la complicità del Pd, di Renzi e di Leu, hanno favorito i boss delle cosche. Questo è un fatto gravissimo del quale dovranno rispondere davanti al Paese e alla giustizia. Vergogna".

"Metà dei boss scarcerati per il lockdown non sono mai rientrati in carcere nonostante un decreto stabilisse il contrario. È uno scandalo inaudito che offende e umilia le vittime della mafia. Implacabile nel chiudere in casa i cittadini e incredibilmente permissivo nei confronti di capi e manovali delle cosche", ha attaccato anche Anna Maria Bernini. Sentendosi tirato in causa, Alfonso Bonafede ha deciso di affidare la propria replica ai social, pubblicando un post su Facebook. "Dopo le note scarcerazioni, decise dalla magistratura in piena autonomia e indipendenza nel bel mezzo della pandemia, su mia iniziativa il governo ha approvato due decreti, che hanno imposto di rivalutare, con il parere obbligatorio delle direzioni distrettuali antimafia, la posizione di tutti i detenuti per reati gravi posti ai domiciliari", ha scritto il ministro della Giustizia."In base a quanto previsto, i detenuti (posti ai domiciliari, ci tengo a ribadirlo, in forza di un provvedimento giudiziario) sono dunque tornati davanti ad un giudice, che ha preso le sue decisioni, ovviamente in assoluta autonomia".

Dal canto loro, i rappresentanti grillini in Commissione giustizia si sono stretti attorno al loro ministro. "I dati ci dicono che i decreti anti-mafia voluti dal ministro Bonafede hanno prodotto risultati importanti: grazie al suo intervento, i boss più pericolosi, tra quelli scarcerati per ragioni di salute in relazione all'emergenza sanitaria, sono tornati all'interno di strutture penitenziarie", hanno infatti assicurato in una nota riportata da "Repubblica". "A valutare le istanze dei detenuti sono i giudici, che prendono decisioni in completa autonomia".

La polemica, tuttavia, non si placa. In serata è anche arrivato il commento di Giorgia Meloni. "Alfonso Bonafede, scarceratore di boss, dovrebbe dimettersi", ha detto la leader di Fratelli d'Italia, come riferito da "Agi". "Era prevedibile quello che sarebbe successo, perché lì la norma che dava ai boss la possibilità di chiedere la scarcerazione per motivi di salute andava annullata, non andava fatta una circolare interpretativa: lo avevamo denunciato che non avrebbe funzionato. Questa vicenda è un altro scandalo in un ministero che già si è dimostrato ampiamente scandaloso".

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