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Roma senza inceneritore spedisce in Piemonte una montagna di rifiuti

La città invasa dalla monnezza chiede aiuto per smaltirla. Ma il M5s dice no all'impianto

Roma senza inceneritore spedisce in Piemonte una montagna di rifiuti

Sos, allarme monnezza. Mentre il Movimento Cinque stelle si batte per boicottare un nuovo termovalorizzatore a Roma, l'Ama la disastrata municipalizzata romana che gestisce la raccolta rifiuti spedisce tonnellate di spazzatura cittadina in altre regioni (e anche all'estero) per smaltirle, visto che a Roma non è possibile farlo data la mancanza di impianti. A Torino sono in arrivo 3mila tonnellate, a settimana, di rifiuti prodotti nella Capitale. Il direttore generale dell'Ama Andrea Bossola ha scritto alla Regione Piemonte chiedendo di farsi carico della monnezza per ragioni di «urgenza e indifferibilità» - racconta il giornale online piemontese Lo Spiffero - dovute alla «condizione di temporanea criticità» per la «mancata ripartenza» dell'impianto Malagrotta 2, andato a fuoco a giugno dell'anno scorso. In seguito al quale la Regione Piemonte aveva già autorizzato il trattamento di mille tonnellate a settimana, per due mesi. Non si tratta quindi di una novità ma di una prassi. In effetti «l'urgenza» e le «criticità» nello smaltimento dei rifiuti sono la regola a Roma, invasa dalla spazzatura sotto Gualtieri come prima nei cinque anni della grillina Raggi. Proprio nei giorni scorsi la giunta regionale laziale ha approvato una delibera con cui si proroga per un altro anno l'accordo con la Regione Abruzzo per il conferimento ed il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati prodotti da Roma Capitale, per un quantitativo complessivo di 76 mila e 600 tonnellate. Ma l'accordo va avanti, a colpi di proroghe, dal 2014, l'unica cosa che cambia è la quantità di rifiuti da smaltire, che aumenta. E che costa. Il Campidoglio, scrive l'Agi, spende 200 milioni di euro all'anno per spedire l'immondizia in altre regioni (soprattutto nel nord Italia) o all'estero come in Olanda, Germania o Portogallo. Una via vai di 160 tir che ongi giorno partono da Roma carichi di spazzatura da portare altrove. Circa l'80% delle 860 mila tonnellate di immondizia indifferenziata prodotta dalla capitale, scrive Repubblica, vengono trattate fuori città.

Costi che si traducono in tasse più alte per i romani, in media 394 euro di tassa rifiuti contro i 325 di Milano o i 286 di Bologna. Portare e pagare per lo smaltimento dei rifiuti è l'unica soluzione trovata in questi anni, visto che nel Lazio (5,7 milioni di abitanti) è attivo un solo termovalorizzatore - in provincia di Frosinone - contro i 7 dell'Emilia Romagna (4,4 milioni di abitanti) e i ben 13 della Lombardia.

Il no al termovalorizzatore a Roma è un punto fermo per il Movimento Cinque Stelle. Giuseppe Conte portò alla caduta del governo Draghi proprio per l'opposizione del M5s a votare, con la fiducia al dl Aiuti, anche la concessione di poteri straordinari al sindaco Gualtieri per la realizzazione del termovalorizzatore. E il tema è anche al centro della campagna elettorale per la Regione Lazio. Favorevoli al nuovo impianto sono il centrodestra, con il suo candidato Francesco Rocca, e anche Pd e Terzo Polo, in corsa con l'attuale assessore Alessio D'Amato. Per la candidata del M5s, Donatella Bianchi, l'inceneritore è invece una «follia», una «scelta obsoleta» sostenuta per interesse dalle «lobby economiche»: «Provocherà un impatto ambientale nella zona dove sarà costruito e nelle aree circostanti - ha spiegato la Bianchi -. Brucerà i rifiuti di Roma per 20-30 anni con un costo importante per la collettività. L'alternativa è fare un investimento serio, un piano rifiuti, una serie di piccoli impianti che recuperino il possibile e smaltiscano quello che è indifferenziato e non può essere riusato».

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