Un romanzo di fantasmi e false piste in bilico tra lieto fine e baraccone tv

La storia della ricerca della bimba scomparsa nel 2004 è piena di sospetti atroci. Con una mamma che paga caro il suo amore

Un romanzo di fantasmi e false piste in bilico tra lieto fine e baraccone tv

È difficile capire che cosa può provare in questi momenti la madre della piccola Denise, quella Piera Maggio che ha combattuto per anni strenuamente e non ha mai smesso di cercare la verità su ciò che è accaduto alla sua bambina. Una mattina, il 1° settembre del 2004, Denise, di quattro anni, un esserino dal volto allegro e pulito come si ha a quell'età innocente, scompare tra le viuzze di Mazara del Vallo: a due passi da casa, così, come per un malvagio incantesimo. E comincia la storia nera, per certi aspetti terribile, che oggi è a un bivio.

La ragazza che si è presentata alla trasmissione della televisione russa Lasciami parlare per lanciare un messaggio e trovare chi sono i suoi genitori, questa Olesya Rostova dalle labbra spesse, gli occhi grandi, i capelli biondi, somiglia davvero a Piera Maggio. Ma qui non è un gioco, non siamo a I soliti ignoti. Qui c'è in ballo qualcosa di molto più importante. Olesya ha i tratti del volto di Piera Maggio: e allora? Ha anche l'età che Denise avrebbe oggi. Ma per essere Denise, occorre che si riscontrino ben altre corrispondenze: prima di tutto il Dna.

La storia della ricerca di Denise è costellata di inutili segnalazioni, di false piste, di somiglianze infondate, ed è purtroppo anche intessuta di drammi familiari e di sospetti atroci. Scartata l'ipotesi turpe di qualche pedofilo, resta in piedi per anni l'ipotesi non meno sordida di una vendetta, di un delitto consumato in un clima da sia pur degradata tragedia greca. Perché le accuse hanno investito Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise, che forse proprio attraverso la bambina voleva punire la madre, rea di averla avuta da una relazione extraconiugale proprio con suo padre Piero. La Cassazione ha prosciolto Jessica dalle accuse. Ma non ha certo fugato i dubbi, le ansie, la macerazione di Piera Maggio.

I bambini non si toccano, dice, una verità elementare, carica di tanti significati. E il bene di una madre per una figlia non si tocca. Pensiamoci: Piera Maggio perde così da un momento all'altro una bambina concepita seguendo un amore passionale, vede finire il suo matrimonio, è sottoposta al doppio stress della ricerca della verità e dell'altalena di segnalazioni che accendono la speranza e poi subito la spengono. E ora ci mancava la televisione russa.

Il polverone mediatico che ha suscitato la somiglianza con Olesya Rostova. Questa pista che porta così lontano. Nel primo degli avvistamenti, quello a Milano dell'ottobre 2004, nel video di una guardia giurata una bambina, per di più chiamata Denas, che sembra la storpiatura di Denise, era in mano a un gruppo di rom. Era lei davvero? Poi tanti avvistamenti si sono susseguiti, sempre senza nessun risultato concreto.

Capisco che anche ora si voglia andare cauti: non prestarsi ai giochi del circo mediatico russo che sembra aver trovato nel caso una via per internazionalizzarsi. Non è un talk show, è un caso giudiziario. Senza prove più concrete di una somiglianza intensa e di una coincidenza di età, Piera Maggio non vuole esporre ai riflettori il suo lungo, spaventoso dolore di madre. E fa bene. Troppe già le speranze accese invano e troppo dura la serie delle disillusioni.

Ma se fosse vero? Se il Dna confermasse che Olesya è Denise? Sarebbe una festa. Ma tanti interrogativi resterebbero in piedi. Chi l'ha data ai rom? E in quante mani è passata, a che peregrinazioni è stata sottoposta per arrivare dalla Sicilia e da Milano sino alle sconfinate steppe della Russia? Un gran romanzo pieno di ombre e a lieto fine, di quelli che soltanto Dickens sapeva scrivere.

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