Due charter dall'Oman, tre voli da Abu Dhabi, altri già in programma ancora da Mascate. La task force Golfo e l'Unità di crisi della Farnesina continuano il lavoro febbrile per garantire assistenza e sicurezza ai nostri connazionali presenti nei Paesi del Medio Oriente e per consentire a quanti vogliono tornare in Italia di rimpatriare.
Secondo il monitoraggio aggiornato a ieri dal ministero degli Esteri, nei soli Paesi del Golfo Persico ci sono ancora circa 40mila italiani. Ma la conta dell'Unità di crisi, che si è arricchita dall'inizio del conflitto in Iran con i dati di quanti si sono registrati sul portale "Dove siamo nel mondo", porta il totale nell'intera regione, circa 70mila connazionali, tra turisti, militari, residenti all'estero.
Come si diceva, il ministero guidato da Antonio Tajani sta cercando di assicurare ai turisti e a tutti coloro che vogliono tornare in Italia una via sicura per casa. Ieri tre voli sono partiti da Abu Dhabi: quello con 200 persone, tra cui studenti della World Students' Connection sorpresi a Dubai dalle bombe, e due della Etihad per Milano e Roma, che hanno riprotetto parte dei passeggeri rimasti a terra nei giorni scorsi. Ma la Farnesina sta puntando per i rientri su Mascate, capitale omanita, come scalo sicuro. Tanto da organizzare una serie di trasferimenti in bus dagli Emirati al vicino sultanato, avvisando via SMS gli italiani interessati a partire.
Le difficoltà restano più logistiche che di sicurezza: al netto del mancato coinvolgimento di italiani negli attacchi con droni, la crisi ha portato a una interruzione quasi completa dei voli commerciali e alla sospensione di gran parte dei collegamenti aerei.
Così proprio da Mascate sono decollate ieri 300 persone su due charter, e almeno un altro decollo è in programma per oggi. Oltre ai charter, la Farnesina lavora anche di concerto con le ambasciate dell'area per coordinare le partenze a bordo dei voli delle compagnie ancora operative. Tajani ieri lo ha confermato spiegando che "stanno rientrando tra i 2.300 e i 2.500 italiani dall'area del Golfo, Arabia Saudita compresa". Un rientro massiccio, reso possibile, ha chiarito il ministro, "utilizzando tutti gli aeroporti aperti e tutti i voli possibili. Da Riad, Mascate, Abu Dhabi e Dubai ci sono molti voli e quindi stiamo cercando di fare partire il maggior numero di italiani, soprattutto anziani, giovani e malati".
Problemi anche alle Maldive, per i tanti turisti italiani bloccati sul posto dalle cancellazioni dei voli con scalo negli Emirati, per i quali è al lavoro, insieme alla Farnesina, l'ambasciata italiana di Colombo. Poi c'è la questione dei circa 4-500 connazionali residenti in Iran, il fronte più caldo del conflitto, sui quali il ministro ha chiarito che si lavora per "evacuare nel modo migliore tutti coloro che lo richiedono".
Insomma, tra il lavoro di coordinamento della task force e dell'Unità di crisi e quello logistico delle ambasciate sui territori interessati dall'escalation del conflitto in Medio Oriente, si conta di riuscire a riportare a casa tutti i connazionali. E aver quasi decuplicato le partenze tra i primi rientri del 2 marzo e la giornata di ieri fa pensare che la strada intrapresa dal ministero sia quella giusta.