Irene Pivetti, la più giovane presidente della Camera di sempre, leghista della prima ora, in seguito fuoriuscita dal Carroccio, è una delle persone che negli anni '90 è stata più vicina a Umberto Bossi.
Presidente, chi era Umberto Bossi?
"Una persona molto diretta. Anche simpatica. Gli piaceva esibire questo suo aspetto ruvido e burbero, ma era in realtà gentile, quando voleva. Poi aveva dei momenti di crudeltà estrema".
Nel linguaggio?
"No, il linguaggio era una sua scelta politica. Gli serviva a far saltare tutte le analisi dei suoi interlocutori. Funzionava benissimo, rompeva gli schemi".
In che senso rompeva gli schemi?
"Negli anni '80, in Italia, si predicava il post-ideologico. Ma quando è arrivata la Lega, che davvero era post-ideologica, non l'hanno riconosciuta, perché non si incasellava nei loro schemi. Le sue scelte di linguaggio dirompenti scandalizzavano. Ma lui fu grandissimo, geniale nella comunicazione".
Ha usato la parola "crudele".
"Tagliava di netto chi credeva potesse provocare problemi al movimento. Una volta Maroni sostenne che la Lega era un partito leninista. Vero. Non è vero quello che dice Mattarella che Bossi era un profondo democratico. Lui credeva nella democrazia nel Paese. Ma la Lega tutto era meno che un partito democratico. Non è che se è morto è diventato santo. Per questo dico: talvolta crudele. Fece fuori molte persone che nella Lega ci credevano".
Quando lo ha conosciuto?
"Ero molto giovane. Non ero leghista. La Lega si era affermata come primo partito in Lombardia nelle amministrative del 90, e come quarto partito a livello nazionale. Da Roma non capivano il fenomeno. Nemmeno i giornali lo capivano. Non comprendevano che se sei primo partito nella regione più produttiva d'Italia, che per di più è una regione politicamente sofisticata, beh, qualcosa rappresenti. Io scrissi un'analisi del fenomeno e la mandai a Bossi".
E lui?
"Mi chiamò e mi disse che dovevo occuparmi io della questione cattolica".
Lei cosa rispose?
"Risposi: ma io non sono leghista. E lui mi disse: poco male, mettiti al lavoro".
Ma Bossi era cattolico?
"A modo suo sì. Non praticante".
C'era una componente cattolica?
"Sì, ma la questione era complicata. La posizione della consulta cattolica che creammo era difficile. Fuori dalla Lega eravamo gli appestati. La Dc allora era il partito unico dei cattolici. Noi abbiamo scandalizzato molti. Parecchie persone votavano Lega ma non lo dicevano. Noi invece rivendicavamo il diritto di essere cattolici, dentro la dottrina sociale della Chiesa, ma non nella Dc".
Aveva rapporti col mondo cattolico?
"No. E aveva bisogno di qualcuno che ce li avesse. Per questo mi assegnò questo incarico".
Lei cosa pensò quando seppe che sarebbe diventata presidente della Camera?
"Elezioni del '94. Le prime col sistema maggioritario. Vinciamo noi. Io avrei dovuto diventare ministro dell'istruzione. Poi un giorno mi chiama Bossi mentre guidavo la macchina. C'erano i primi cellulari. Mi dice: Mi sa che ti tocca fare il presidente della Camera".
E lei come rispose?
"Aspetta che accosto . E poi presi atto".
Come mai scelse lei?
"Alla Lega spettava una presidenza del Parlamento. Berlusconi non voleva Speroni al Senato. Maroni doveva andare alla presidenza della Camera ma preferì l'Interno, allora toccò a me. Poi, quando fui eletta, tutti mi dicevano: Ti ho proposta io. Non era vero".
Fu un lavoro difficile?
"Sì. E lavorai parecchio. Riorganizzammo gli uffici, tagliammo le spese del 10 per cento ogni anno, molto prima che arrivasse Mario Monti".
Bossi era un egoista o un altruista?
"Un altruista sul piano umano. Poi lui esercitava un ruolo di protezione assoluta per tutto ciò che era la Lega. Se lui riteneva che qualcuno fosse una minaccia per il partito lo eliminava immediatamente. Era un egoista per la Lega ma per sè era altruista".
Cosa voleva Bossi dalla politica?
"All'inizio voleva cambiare l'Italia. Poi voleva governare l'italia".
Che rapporti aveva Bossi con le donne? Come le considerava?
"(Ride). Le considerava come tutti sanno. Lui lo faceva in maniera teatrale ma poi alla fine era come tutti gli altri leader di partito".
Tra di voi ci furono momenti di scontro?
"Sì certo. Sul tema della secessione. Io ero per il federalismo, non per la secessione".
Ma la Lega era il partito del Nord
"No, la Lega è nata come partito nazionale. È sbagliata la tesi di chi dice che era nata come partito del Nord e che solo dopo diventò nazionale".
Lei oggi come voterà?
"Voterò Sì, secondo il lodo Gratteri, perché sono indagata(ride). Certo voterò Sì. Questa è solo un pezzettino della riforma di cui ha bisogno la giustizia, ma intanto cominciamo".
Nelle sue vicende personali il vecchio sistema l'ha penalizzata?
"Nel mio caso, come nei casi di moltissimi imprenditori, ha pesato il totale disprezzo per la verità e l'affermarsi di tesi precostituite molto lontane dai fatti".
Complotto?
"Macché! Nessun complotto. È solo l'umana condotta nel disprezzo della persona che hai davanti. Il magistrato dice: Ho il diritto di affermare la mia tesi".
C'è un accanimento contro di lei?
"C'è un accanimento per futili motivi. Sono motivi sproporzionatamente piccoli che producono un danno sproporzionatamente grande. Non c'è la Specter: c'è solo cialtroneria".