Sì a 5 referendum. No alla droga libera (col giallo cannabis) e alla responsabilità dei magistrati

Adesso è davvero competizione tra referendum e Parlamento

Sì a 5 referendum. No alla droga libera (col giallo cannabis) e alla responsabilità dei magistrati

Adesso è davvero competizione tra referendum e Parlamento. Perché con il sì della Corte costituzionale a 5 dei 6 quesiti sulla giustizia, che toccano alcuni punti della riforma Cartabia in discussione alla Camera, i cittadini potrebbero arrivare a meta in primavera, tra il 15 aprile e metà giugno, prima dei loro rappresentanti politici o, al contrario, questi potrebbero approvare leggi che abrogando le norme in questione farebbero decadere, almeno in parte, la consultazione popolare. Quanto al quesito sulla droga, viene bocciato, come quello sull'omicidio del consenziente, perché il presidente dell'Alta Corte Giuliano Amato spiega che «non riguarda la coltivazione della cannabis, ma droghe pesanti per cui sono già previsti reati e ci soni obblighi internazionali». Marco Cappato, tra i promotori, ribatte che non è così.

A Palazzo della Consulta, alla fine della seconda giornata di udienze e camere di consiglio, i 15 giudici costituzionali dichiarano ammissibili i referendum proposti da Lega e Radicali che vogliono introdurre la separazione netta di funzioni inquirenti e giudicanti (la carriera resta unica), cancellare l'automatismo della legge Severino per non candidabilità e decadenza di parlamentari ed amministratori locali dopo una condanna, limitare le misure cautelari solo a certi reati, eliminare la raccolta delle firme per i togati che si candidano al Csm e la presenza degli avvocati nei consigli giudiziari che valutano le toghe. Nessuna di queste richieste, fa sapere l'Alta Corte, rientra nelle materie escluse dalla Carta per i referendum. Bocciato invece il quesito sulla responsabilità civile diretta dei magistrati. «Era un modo per intimidire i giudici», sottolinea il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia. Stessa sorte toccata il giorno prima per il quesito sull'eutanasia o meglio sull'omicidio del consenziente, precisa Amato. Bocciato, mentre in parlamento va avanti l'esame del ddl sul suicidio assistito. «Non è mai stato necessario votare - raccolta il presidente della Consulta nella conferenza stampa-: in alcuni casi l'orientamento è stato unanime, in altri prevalente». E sul «fine vita» bacchetta il parlamento. «Se questi temi escono dal loro ordine del giorno possono alimentare dissensi corrosivi per la coesione sociale».

Matteo Salvini esulta su Twitter a fine mattinata, a risultato ancora parziale: «Primi 4 referendum sulla giustizia dichiarati ammissibili e presto sottoposti a voto popolare: vittoria!». Il leader della Lega nel pomeriggio è ancora più entusiasta: «5 su 6 in mano ai cittadini, vittoria clamorosa! 30 anni dopo Tangentopoli nuova rivoluzione pacifica dei cittadini». Incassa un successo politico, dopo l'incrinarsi della sua popolarità e divisioni nella coalizione per la partita del Quirinale. Conta di ricompattare il centrodestra di governo e d'opposizione nella campagna per le urne, anche se Forza Italia festeggia con lui ma crede molto alla via parlamentare. «È maturo il tempo - dice Pierantonio Zanettin, capogruppo in Commissione Giustizia a Montecitorio - per una storica riforma della Giustizia, in senso garantista. Su almeno 2 dei quesiti ammessi pende in parlamento la proposta di Fi: sorteggio (temperato) per l'elezione dei togati del Csm e separazione delle funzioni tra pm e giudice. Siamo pronti a confrontarci sui temi referendari in tutte le sedi». FdI appoggia 2 dei 5 quesiti approvati, su separazione delle funzioni e sull'elezione del Csm, spiega Andrea Delmastro.

In parlamento molti sono impegnati ad arrivare prima dei referendum, anche perché sarebbe uno smacco per la politica, da anni inadempiente dopo lo scandalo Palamara. Dice il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Mario Perantoni (M5s): «Vogliamo approvare la riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario in tempo per applicare la nuova normativa per l'elezione dello stesso Csm, e quindi entro fine maggio. E i tempi coinciderebbero con quelli per evitare i quesiti sulla giustizia su questa materia».

Il sì sulla legge Severino interessa molto agli amministratori locali. «Noi sindaci - dice Antonio Decaro, presidente Anci - abbiamo chiesto da sempre una modifica perché ci ritroviamo, unica figura istituzionale, ad essere sospesi per 18 mesi senza una condanna definitiva».

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