Sì al patto Onu sui migranti Al vertice va solo la Merkel

Il progetto che apre i confini a tutti votato da 164 Paesi Ma Macron non c'è, gli Usa si sfilano e l'Italia diserta

Sì al patto Onu sui migranti  Al vertice va solo la Merkel

I l «bidone» dell'Onu sulle migrazioni che punta ad aprire le porte a tutti sia profughi di guerra che migranti economici è stato adottato ieri dalla conferenza di Marrakech. Poche le presenze di peso come la cancelliera tedesca Angela Merkel. Molte le defezioni, a cominciare dall'Italia e gli inviati di basso profilo. Lo stesso presidente francese, Emanuel Macron, alle prese con la rivolta dei gilet gialli ha preferito restare a Parigi nonostante si fosse proclamato paladino dell'ordinamento globale dell'Onu.

Adesso il Global compact dovrà essere approvato il 19 dicembre dall'Assemblea generale dell'Onu. Nel frattempo il Parlamento italiano dovrebbe discutere l'adesione o meno al documento bloccata dall'altolà della Lega di Salvini. E potrebbero esserci sorprese con alleanze trasversali che rischiano di far traballare il governo.

«Una pietra miliare. Le migrazioni, se legali, sono positive» ha sostenuto Angela Merkel per definire il bidone dell'Onu. Assieme alla cancelliera erano presenti a Marrakech, il premier no global della Grecia, i capi dei governi socialisti di Spagna e Portogallo, il primo ministro belga che ha fatto affondare il suo esecutivo sul Global compact. E ovviamente il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa sede. Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha più volte dichiarato di ispirarsi a Papa Francesco anche sui migranti.

Però i rappresentanti della stragrande maggioranza dei 164 paesi presenti erano di basso profilo e non certo capi di Stato o di governo come espressamente chiesto dall'Onu. In compenso hanno partecipato il presidente del Togo, delle Comore e il primo ministro del fondamentale regno di Eswatini (Swaziland). La stessa approvazione del documento è avvenuto in maniera strana senza votazione o alzata di mano.

Gli Stati Uniti che per primi avevano detto no all'Ordinamento sui migranti hanno ribadito che è «un tentativo delle Nazioni Unite di avanzare verso il governo globale alle spese dei diritti degli stati sovrani». L'Austria presidente di turno del Consiglio d'Europa ha seguito l'esempio della Casa Bianca assieme ai paesi dell'Est, membri della Ue, come Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia, Slovenia, Polonia e Slovacchia. Pure Israele, Australia, Cile e Svizzera hanno detto no.

E l'Italia non si è fatta vedere scatenando aspre reazioni politiche in vista del dibattito in Parlamento. «É giusto e sacrosanto rispettare i diritti umani, sempre e comunque, non solo nel giorno del 70esimo anniversario della loro promulgazione (ieri, nda)» ma «Forza Italia ha sempre manifestato forti perplessità verso l'approvazione del Global compact» ha sottolineato Michaela Biancofiore. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, sta lanciando in rete una raccolta di firme contro la ratifica dell'Ordinamento sui migranti all'assemblea Onu.

Il premier Giuseppe Conte è stato ambiguo: prima aveva annunciato l'adesione ribadita dal ministro degli Esteri, Enzo Moavero. Poi Salvini ha imposto la marcia indietro. La sinistra ha sparato ad alzo zero: «Una vergogna indelebile: il posto dell'Italia vuoto alla conferenza internazionale delle Nazioni Unite. Speriamo che il Parlamento rimedi» scriveva su Facebook il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.

Gli ha fatto eco la senatrice grillina dissidente, Elena Fattori che punta il dito contro le piroette del premier Conte e definisce il Global compact un documento «semplice e di perfetto buon senso». La sirena pentastellata potrebbe venire ascoltata dal presidente della Camera, Roberto Fico, che può contare su un nutrito gruppo di parlamentari scontenti. Una trappola perfetta con l'aiuto trasversale del Pd per mettere in difficoltà la Lega e Salvini.

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