Il Fisco sconta il sesso. Per chi lo cambia detrazione dalle tasse

Il costo dell'operazione equiparato alle spese sanitarie scalabili dall'Irpef. Ma attenzione: bisogna dimostrare il disturbo di identità

Il Fisco sconta il sesso. Per chi lo cambia detrazione dalle tasse

In tempo di crisi e tagli, l'ideologia vince su tutto. Lo Stato va incontro a uomini e donne che decidono di cambiare sesso, perché non sono felici dal momento che i loro organi genitali costituiscono un problema. L'operazione per «trasformarsi» da ora rientra tra le spese sanitarie detraibili ai fini dell'Irpef. È il parere espresso il 3 agosto scorso dall'Agenzia delle Entrate con risoluzione nr° 71/E. Ma l'intervento, come riportato dal quotidiano ItaliaOggi che ne ha dato la notizia, deve essere giustificato, perché la detrazione al 19 per cento è autorizzata solamente in presenza di un «disturbo di identità di genere».

Una volta tanto, quindi, il Fisco non tira i cordoni della borsa, nel tentativo di risparmiare a ogni costo, ma mostra una sorta di anima. Si tratta infatti di una delle novità più importanti che deciso, insieme con il «via libera» all'aliquota Iva del 4 per cento sui dispositivi finalizzati all'impianto dello stent coronarico. Un'altra indicazione data dalla Agenzia delle Entrate in tema di spese sanitarie, è che i dati delle spese mediche rientreranno nel modello 730 precompilato, sempre che ci sia consenso del contribuente, che potrà al contrario chiederne la cancellazione qualora intenda tutelare la sua privacy.

La questione del cambiamento del sesso, invece, era stata avanzata qualche tempo fa da una donna che voleva sapere se gli undicimila euro che spesi per l'operazione chirurgica potessero in qualche modo rientrare tra le spese sanitarie ammesse alla detrazione Irpef.

L'Agenzia delle Entrate aveva inizialmente risposto che, in ordine alle spese mediche di dubbio inquadramento, occorreva far riferimento ai provvedimenti del ministero della Salute relativi alle specialità farmaceutiche, protesi, prestazioni specialistiche. L'intervento ricostruttivo di «metoidioplastica», infatti, era riconosciuto come una prestazione dalle finalità terapeutiche, necessaria quindi a salvaguardare e tutelare la salute psichica del richiedente. Non un qualunque ritocco estetico, ma molto di più, perché sentirsi donna e avere gli organi genitali maschili e viceversa a volte può essere un ostacolo insormontabile per giungere alla felicità. Ma deve essere il Tribunale ad accertare che non emergano controindicazioni di tipo psicopatologico nel cambiamento di identità sessuale e stabilire che entrare in camera operatoria per tanti pazienti risulta fondamentale alla tutela della loro salute psichica e di aiuto per aiutarli a instaurare normali rapporti sociali.

L'Agenzia delle Entrate, prima di arrivare alla risoluzione, aveva interpellato anche il ministero della Salute sulla questione. Questo, a sua volta, aveva sottolieanto che il disturbo di identità di genere era da annoverare nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali e che il trattamento chirurgico è necessario nelle situazioni in cui c'è divergenza tra il sesso anatomico e la psicosessualità della persona. Quindi quando il soggetto ha un atteggiamento di rifiuto dei propri organi sessuali. In questi casi, quindi l'intervento ha finalità terapeutiche e non può essere considerato alla stregua di un qualunque «ritocchino» o di un'operazione estetica, perché è molto, molto di più.

Questo ha convinto il Fisco che ha concluso che in questi casi si può usufruire delle detrazioni. Ma attenzione! Per usufruirne è necessaria la fattura del centro accreditato e la descrizione della prestazione eseguita.

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