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"Sabato scorso i terroristi cercavano il morto. Miracolo se quell'agente non è bruciato vivo"

Lo sfogo in tv di due poliziotti in piazza a Torino: "Per la prima volta in 27 anni ho avuto paura, c'è dietro una chiara strategia"

"Sabato scorso i terroristi cercavano il morto. Miracolo se quell'agente non è bruciato vivo"
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La paura per gli agenti non è alle spalle. I fatti di Torino di sabato scorso, con i manifestanti che hanno devastato la città ferendo oltre cento uomini in divisa, hanno lasciato scorie nelle menti dei cittadini ma soprattutto nelle loro. Gli stessi che ogni fine settimana devono scongiurare le violenze di piazza, ma che talvolta non riescono ad arginare la furia di chi ha solo un obiettivo: delinquere. A parlarne sono stati due poliziotti, ospiti giovedì nella trasmissione condotta da Paolo Del Debbio, "Dritto e Rovescio", in onda su Rete 4.

Hanno chiuso gli occhi mentre vedevano le immagini di Torino che venivano trasmesse durante il servizio, perché per loro sono state "due ore di guerra ininterrotta. Sono 27 anni che faccio questo lavoro e per la prima volta ho avuto paura di non tornare a casa. Ci tengo a sottolineare che i tentati omicidi sabato sono stati due. Uno è quello delle immagini del collega di Padova. L'altro è l'autista del mezzo che ha preso fuoco perché i terroristi (e questi sono terroristi), dando fuoco al mezzo gli hanno impedito di scendere ed è stato saltato solo grazie all'intervento di due finanzieri che sono riusciti ad allontanarli e lui per miracolo è riuscito a scendere dal mezzo, altrimenti veniva bruciato vivo", dice uno dei due poliziotti presenti, che con dolore e anche con spavento prova a trasmettere al pubblico l'onore di vestire una divisa, ma facendo presente al contempo i rischi che oggi sono diventati quasi quotidiani per chi fa un lavoro nobile come il loro. Ma ciò che ha impressionato è stata anche "una chiara strategia della tensione", quella a cui ha fatto riferimento il vicepremier Matteo Salvini, aggiungendo che i manifestanti che hanno protestato contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna "arrivavano da Turchia, Germania, Francia e Spagna. Era stato chiaramente organizzato lo scontro sociale, non un corteo studentesco".

Versione confermata anche dagli agenti presenti negli studi di Mediaset: "All'inizio c'era un fronte senza materiale e senza scudi, ma poi loro, usando dei fumogeni, hanno fatto avanzare un secondo fronte e sono venuti avanti con gli scudi. Li hanno fatti infilare senza che si vedessero. Una guerriglia urbana in cui loro sapevano bene quello che facevano. Noi li conosciamo, perché negli anni in Val di Susa le immagini le abbiamo viste, ma un attacco così non lo abbiamo mai visto, è stata dura, sono state due ore ininterrotte". Poi la frase choccante, perché hanno percepito che in piazza c'era "la chiara volontà di fare il morto.

Due ore in cui sono stati lanciati sassi, razzi ad altezza uomo, cartelli stradali divelti e lanciati addosso a noi, hanno portato addirittura i martelli per staccare i pezzi dei davanzali di un hotel vicino per lanciarci addosso la roba. Di tutto e di più. Io a un certo punto ho temuto che mi si fosse aperto completamente il casco dalle pietre che ho preso in testa ed è proprio lì che ho avuto paura di non tornare a casa".

GiuSor

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