Undicimila euro in più per una madre lavoratrice con due figli. Oltre duemila euro aggiuntivi all'anno per un dipendente senza carichi familiari. Sono questi i numeri che il governo Meloni considera il manifesto più concreto della propria strategia economica: meno tasse sul lavoro, più incentivi all'occupazione e sostegni mirati alle famiglie.
Il primo pilastro dell'azione economica del governo è il taglio del cuneo fiscale. La riduzione del peso di tasse e contributi sul lavoro dipendente ha consentito a milioni di lavoratori di ricevere stipendi più alti senza aggravare il costo del lavoro per le imprese. Secondo le simulazioni del Dipartimento per il Programma di Governo, un lavoratore con reddito lordo annuo di 26mila euro può ottenere oltre mille euro in più all'anno grazie alla sola riduzione del cuneo.
A questa misura si aggiunge la riforma dell'Irpef, con l'accorpamento dei primi scaglioni e il taglio della seconda aliquota dal 35 al 33 per cento. Un intervento di sostegno concreto al ceto medio, ossia quella fascia sociale che negli ultimi anni ha subito maggiormente l'erosione del potere d'acquisto.
"Un'operazione verità che racconta, dati alla mano, l'impatto dei principali provvedimenti adottati in questa legislatura per rafforzare il potere d'acquisto dei lavoratori. Dal taglio del cuneo fiscale a quello dell'Irpef, dall'aumento dell'assegno unico ai premi di produttività, dai fringe benefit ai congedi parentali. Un insieme di misure che genera benefici concreti e verificabili", commenta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari (foto).
Ma è soprattutto sul fronte delle famiglie che l'esecutivo Meloni concentra gran parte della propria strategia. La presidente del Consiglio ha più volte indicato la natalità come una priorità. Nel caso teorico elaborato dal Dipartimento, una lavoratrice con due figli e un reddito lordo di 30mila euro potrebbe beneficiare complessivamente di oltre 11.600 euro annui aggiuntivi rispetto al 2022. Una cifra che comprende il bonus mamme lavoratrici, l'incremento dell'Assegno unico, il bonus asilo nido, il contributo per i nuovi nati e l'estensione dei congedi parentali retribuiti all'80 per cento.
Per il governo si tratta di una scelta politica ben precisa: sostenere chi lavora e, contemporaneamente, alleggerire il peso economico della genitorialità attraverso un sistema di incentivi che favorisca maternità, occupazione femminile e stabilità familiare.
Accanto agli interventi sulle famiglie, Palazzo Chigi rivendica anche le misure legate alla produttività e al welfare aziendale. La detassazione dei premi di produttività, l'aumento della soglia esentasse per i fringe benefit e la maggiore esenzione sui buoni pasto vengono presentati come strumenti utili ad aumentare ulteriormente il reddito netto dei lavoratori.
Il governo insiste inoltre sulla differenza rispetto alle precedenti stagioni governative. La scelta è quella di un modello diverso da quello dei bonus generalizzati e delle misure temporanee adottate negli anni passati. Naturalmente gli effetti concreti variano in base al reddito. Tuttavia il messaggio che l'esecutivo vuole trasmettere appare chiaro: le politiche economiche messe in campo producono risultati tangibili e facilmente percepibili dai contribuenti.
In un contesto complicato dai vincoli europei sul deficit e dall'elevato debito pubblico italiano, il governo Meloni rivendica quindi una gestione orientata al sostegno diretto di lavoratori e famiglie. "Ad esempio, una mamma lavoratrice con 2 figli piccoli può ottenere da un minimo di circa 3 mila euro netti l'anno ad un massimo di poco meno di 12 mila euro netti l'anno in più rispetto al 2022.
Ciò va ad aggiungersi all'inversione di tendenza dei salari reali che, da quando siamo al governo, crescono più dell'inflazione. Vuol dire che la strada è quella giusta: lasciamo alla sinistra le fake news e continuiamo a lavorare", conclude Fazzolari.