Salim Elkoudri è uno spaesato. È un ragazzo di trentuno anni che per tutta la vita ha cercato di orientarsi, qualche punto di riferimento, e non li ha trovati. I suoi genitori sono arrivati dal Marocco all'inizio degli anni '90. Si sono fermati a Seriate, lungo un fiume che fa troppa schiuma per provare perfino a bagnarsi le mani, a cinque chilometri da Bergamo, tra aziende manifatturiere che ancora assumono e i vecchi lavori edili. Salim, da bambino, si sentiva un estraneo. Lo ha detto lui appena ha cominciato a parlare, durante l'interrogatorio, con i poliziotti che cercavano di capire le ragioni di quello che d'istinto sembrava un attentato. La Citroen C3 che corre imbizzarita al centro di Modena e punta i pedoni, con i corpi che vengono travolti e rimangono a terra, e lui che scappa e quando viene affrontato tira fuori il coltello e colpisce al petto, fino a quando non viene fermato. Perché? È la domanda immediata. È un terrorista? È un lupo solitario? È un atto politico, religioso, ideologico. Non sembra ubriaco e neppure drogato. Salim risponde però partendo da lontano, dalle scuole medie: "Sono stato bullizzato". Non è un alibi e neppure una giustificazione. È quello che è e per ora spiega poco o nulla. È da lì comunque che viene il rancore, che poi anno dopo anno è diventata rabbia, ricerca di un senso che non c'è, rancore.
Il peggio è cominciato dopo la laurea in economia. Qualcosa di cui essere orgogliosi, il primo punto di una mappa per muoversi nel mondo. Il figlio di immigrati che trova la sua strada. C'è un percorso, lo fai, lo realizzi e poi le cose si aggiustano. Basta aspettare. Solo che gli anni passano e la vita non mantiene le promesse, anzi tutto diventa più difficile. Il lavoro è intermittente e frustrante, la testa che si riempie di voci e le parole si inseguono, ti rimproverano, ti indicano strade da seguire per dare una direzione utile per sopravvivere in questo mondo marcio. La rabbia chiama rabbia. La mente urla, disperata.
Salim non ha mai avuto problemi con la legge. La sua fedina penale sembra immacolata. La sua storia però è fatta di ricoveri in ospedali psichiatrici, di carte conservati nei servizi territoriali, nelle Usl di Modena e arrivano in forma abbreviata, generica, come segni di una forte instabilità mentale. Più di questo gli inquirenti non possono e non vogliono dire. Non si sbilanciato neppure dopo la perquisizione nella casa periferica di Salim, che è arrivato qui a Ravarino prima della laurea, in un paese di seimila abitanti, una lunga campagna che arriva fino al fiume Panaro. Qui finisce il modenese e si va verso Bologna, passando per Crevalcore. Ravarino che evoca la rava, la fanghiglia e vive di agricoltura e industria tessile. Qui ha casa Caterina Caselli e ci deve essere passato, e perfino innamorato, Vinicio Capossela: "Che coss'è l'amor è quello che rimane da spartirsi e litigarsi nel setaccio della penultima ora qualche Estèr da Ravarino mi permetto di salvare al suo destino dalla roulotte ghiacciata degli immigrati accesi della banda san soucì".
Salim Elkoudri viene quindi da Ravarino, dove negli ultimi tempi ci sono state un po' di polemiche con la comunità islamica. Niente di realmente grave, ma schermagliue su un centro che è diventato di fatto moschea. Tutto comincia con il destino dell'ex cinema Cristallo, nella frazione di Rami, che il centro culturale Al Wahda ha riqualificato, ricavando anche un paio di appartamenti e alcuni negozi. Il timore è il traffico.
I vecchi residenti si lamentano che non è un posto per farci una moschea, pochi parcheggi e troppi semafori. A febbraio qualcuno ha piazzato finti candelotti di dinamite: "Un gesto d'odio". Salim non parla di tutto questo. Dice che per lui Ravarino è solo un buon posto per dormire.