Due bracieri che si spengono, e ti prende il groppo alla gola. Però poi ci pensi un attimo: ce l'abbiamo fatta. È la bellezza di essere italiani, per questo che la cerimonia di chiusura dei Giochi che hanno conquistato il mondo si è chiamata "Beauty in Action": non è finita qui.
È stata una festa, gli Dei dell'Olimpo hanno baciato quest'edizione bianca, la prima così diffusa che farà scuola per le prossime, lo ha detto la presidente del Cio Kristy Coventry che ha conferito a Mattarella e Meloni - al cui fianco sarà poi all'Arena di Verona - l'Ordine olimpico in oro: "Profonda gratitudine, è stato tutto straordinario". Lo sarà già per la prossima, quella sulle Alpi Francesi, e chissà che ne pensa Emmanuel Macron, il fantasma dell'Arena di Verona a cui proprio stiamo sulle scatole. La bandiera olimpica se l'è portata via la sua ministra per gli Sport Marina Ferrari, che poi è un nome italiano monsieur le President. Che spettacolo che si è perso.
La nostra premier, intanto, aveva fatto il riassunto perfetto: "Con queste Olimpiadi il nome dell'Italia risuona nel mondo". Ed è così, chiedetelo a chi è venuto nelle sedi delle gare, di quello che ha trovato e di ciò che si riporterà a casa. Lo spirito italiano, quello migliore. "Le Olimpiadi ci hanno regalato emozioni indimenticabili e un orgoglio che accompagnerà l'Italia ancora a lungo ha scritto nel suo messaggio Giorgia Meloni -. Grazie ai nostri atleti, che con talento, sacrificio e spirito di squadra hanno fatto risuonare il nome dell'Italia nel mondo con risultati straordinari. E un ringraziamento sincero va a tutte le donne e gli uomini impegnati nell'organizzazione dei Giochi, ai volontari e a quanti, nelle Forze dell'ordine, nel soccorso sanitario e nei servizi pubblici: hanno lavorato con dedizione per garantire sicurezza, efficienza e offrire al mondo un'immagine di bellezza e competenza che ha dato lustro all'intera Nazione. Ora saremo al fianco dei nostri atleti paralimpici, pronti a tifare ancora Italia". Già, non è finita.
Intanto si è chiuso il primo sipario: in un anfiteatro romano, e non succedeva da Atene 1896, con tutta la nostra grande bellezza. La firma di Alfredo Accattino ha costruito una scatola magica dove una goccia d'acqua stilizzata ha disegnato una piazza ad onde concentriche. Con il supporto, dal Teatro Filarmonico, dei cori e dell'orchestra della Fondazione Arena di Verona. La scaletta è partita con "A Beautiful Dream a Night at the Opera", un sogno lirico con Rigoletto e figure iconiche Figaro, Aida, Madama tra personaggi di cinema, musica, sport e cucina: Violetta, protagonista della Traviata, e Giulietta, dal suo balcone, che si mischiano con Francesco Pannofino, Deborah Compagnoni, Achille Lauro, Davide Oldani, Manuel Agnelli, Damiano Tommasi, Benedetta Porcaroli. E poi i volti di gente comune fotografati da Marco Delogu - la pittrice Giosetta Fioroni è la prima - e la bandiera italiana portata da persone scelte dei cluster olimpici che accoglie i nostri medagliati. Sale l'inno, la tromba di Paolo Fresu accompagna coro e orchestra. Arriva la fiamma con i campioni di Lillehammer 1994 (De Zolt, Albarello, Vanzetta, Fauner) e dentro una goccia di vetro muranese di Lino Tagliapietra per accendere i cerchi olimpici. Seguono Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto festanti con il tricolore, gli atleti tutti insieme per la prima volta (colonna sonora di Calibro 35, Maddalena Vicario e Davide Shorty); Flavio Cannone sul trampolino elastico; Gabri Ponte che fa ballare i volontari; il volo di Roberto Bolle che danza "Il mondo" cantato da Joan Thiele; il piano di Gloria Campanier.
Che Paese che siamo: abbiamo organizzato un'Olimpiade su 22mila km quadrati, ospitato 2.900 atleti da 92 nazioni, assegnato 116 medaglie, schierato 18mila volontari, e tutto è stato perfetto. C'è l'ultima premiazione, quella delle maratone bianche, le 50 km di fondo donne e uomini, con il fenomeno Klaebo. Giovanni Malagò chiude con orgoglio: "Ben fatto Italia, ha mantenuto la tua parola".
È l'ora: Milano e Cortina spengono la fiamma, insieme. Vero: restano cantieri ancora aperti, obbiettivi da raggiungere. Però ora sappiamo cosa vuol dire essere italiani, se vogliamo. La sfida è tenere acceso quel fuoco.