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Salvini "congeda" il generale e apre il fronte sul referendum

Il leader: "Gli abbiamo spalancato le porte, capitolo chiuso, oggi Lega più forte". E annuncia: "Da questo fine settimana saremo in centinaia di piazze per il Sì"

Salvini "congeda" il generale e apre il fronte sul referendum
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La Lega archivia il capitolo Vannacci e tira un sospiro di sollievo. Non solo politico, ma identitario. Dopo settimane di tensioni, mezze frasi e distinguo, nel Carroccio prevale un sentimento che assomiglia molto a una liberazione: la fine di un equivoco e il ritorno a una traiettoria più riconoscibile, radicata nel territorio e nella propria comunità militante. E i primi numeri sembrano confortare questa linea. Un sondaggio YouTrend per Sky Tg24 colloca la nuova formazione del generale al 4,2%, appena sopra la soglia di sbarramento. Ma il dato politicamente più rilevante è un altro: Vannacci pescherebbe più consensi da Fratelli d'Italia che dalla Lega. FdI perderebbe l'1,1%, il Carroccio lo 0,9%, mentre Forza Italia resterebbe quasi indenne. Al netto del fatto che i parlamentari leghisti credono pochissimo che - senza il traino del Carroccio - il generale possa davvero superare la soglia di sbarramento.

Matteo Salvini non sceglie il registro più duro, parlando apertamente di "ingratitudine". Rivendica di aver scommesso in prima persona su Vannacci, di averlo difeso quando era sotto attacco, di avergli aperto le porte del partito. "La sua risposta è stata: mi tengo il posto, arrivederci e grazie", dice il leader del Carroccio, citando simbolicamente il libro Ingrati della psicologa Maria Rita Parsi. Per Salvini, però, il capitolo è chiuso: "La Lega c'era prima, c'è e sarà più forte". Il leader della Lega si dice dispiaciuto ma "non per me, perché tra quei 500mila voti c'era il mio, quello della mia compagna, di mio papà, di mia mamma, di mia sorella, dunque non si porta via niente". Il leader ha ricordato il sostegno dato al generale: "Ho fatto io campagna per lui. L'abbiamo candidato in tutti i collegi e nominato vicesegretario".

Parole che trovano sponda nel gruppo dirigente. Luca Zaia parla di un'esperienza che "servirà da lezione", ricordando come Vannacci sia stato eletto grazie al simbolo e alla macchina militante del partito. Massimiliano Fedriga usa un'immagine netta: "Utilizzare gli elettori come un taxi è svilente", sottolineando come le dimissioni dall'Europarlamento sarebbero state un atto di rispetto. Armando Siri sintetizza il sentimento prevalente: "La Lega ora è più forte". Anche perché il tesseramento online nelle ultime ore ha subito una accelerazione, segnale di una reazione identitaria più che di una fuga.

Dentro la Lega il clima è quello di un ritorno alle origini: meno fughe in avanti a destra, meno personalismi, più militanza e legame con il territorio. Un passaggio che si traduce anche in iniziative concrete. Il Carroccio ha deciso di avviare una campagna capillare di gazebo informativi in tutta Italia a sostegno del sì al referendum sulla giustizia, un voto senza quorum che rende decisiva la mobilitazione.

A rafforzare la campagna arriva il manifesto "Lettera 150", di cui è presidente Giuseppe Valditara, firmato da 130 professori universitari a favore della separazione delle carriere. Una presa di posizione che la Lega rivendica come risposta nel merito alle critiche della sinistra. "Dall'altra parte non c'è un confronto sulla riforma, ma un'operazione politica contro il governo", spiega il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari.

Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara interviene con toni netti contro quelle che definisce "bugie colossali" circolate sui giornali: dall'idea di una magistratura sottomessa all'esecutivo fino all'indebolimento della lotta alla mafia. "L'articolo 104 della Costituzione resta intatto", ha ribadito, indicando nella politicizzazione della magistratura e nel sistema delle correnti il vero nodo. Il sorteggio, secondo Valditara, serve proprio a scardinarle, mentre la separazione delle carriere dà piena attuazione all'articolo 111 sulla parità tra accusa e difesa.

Insomma mentre Vannacci denuncia "la macchina del fango" e prepara le sue prime uscite pubbliche da leader solitario, la Lega prova a voltare pagina. Con meno rumore e più radici. E con la convinzione che, lasciandosi alle spalle lo strappo, il partito abbia ritrovato se stesso.

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