Salvini: "Rapinare è un 'mestiere' pericoloso. La legittima difesa è un diritto"

Salvini preme l'acceleratore sulla riforma della legittima difesa: "Non è possibile che i delinquenti siano liberi e le persone per bene che si difendono finiscano in galera"

Salvini: "Rapinare è un 'mestiere' pericoloso. La legittima difesa è un diritto"

"La legge sulla legittima difesa è un diritto sacrosanto per chi viene aggredito". Il giorno dopo essere stato in carcere a trovare Angelo Peveri, l'imprenditore condannato per il tentato omicidio di un ladro romeno, Matteo Salvini torna a mettere al centro del dibattito politico il tema della riforma della legittima difesa. "Non è il Far West - mette in chiaro il ministro dell'Interno - il Far West è oggi".

"In Italia i rapinatori che vengono dall'estero, e anche quelli italiani, devono sapere che quello del rapinatore è un 'mestiere' pericoloso. Se c'è l'infortunio sul lavoro sono affari tuoi". Salvini non è disposto a mollare di un solo millimetro sulla riforma della legittima difesa che nelle prossime settimane diventerà a legge. E oggi, durante un'iniziativa del Carroccio a Recco, ha ribadito che le modifiche al testo servono in primis ai cittadini italiani. "Non è possibile che ci siano rapinatori e delinquenti liberi che chiedono risarcimento danni - ha detto - e persone per bene che si difendono o in tribunale o in galera". Il riferimento è, appunto, al caso di Angelo Peveri: la Cassazione lo ha condannato a scontare quattro anni e sei mesi di carcere per tentato omicidio, mentre i tre ladri romeni, che hanno patteggiato, dovranno scontare dieci mesi e venti giorni per tentato furto. Non solo. I banditi hanno anche avanzato una richiesta di 700mila euro di risarcimento danni e Perveri è già stato condannato a dargliene 30mila. "C'è qualcosa che non funziona - ha commetato Salvini - e quindi bisogna tornare a un'Italia dove le persone per bene vengono difese o hanno diritto di difendersi, e i delinquenti devono aver paura a fare i delinquenti".

Il ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno è soddisfatta della riforma. "Finalmente avremo una legge che si schiera decisamente a favore di chi è aggredito - ha spiegato in una intervista alla Stampa - è un elemento di certezza del diritto". E a chi si è schierato contro ha fatto notare che si tratta di "critiche politiche" e "non giuridiche". Tanto per cominciare, la norma tutela chi "respinge" un aggressore in casa propria. "Non è affatto una licenza ad uccidere - ha spiegato l'esponente leghista - è abbastanza chiara la differenza tra i verbi 'respingere' e 'aggredire'". Nella legge, fortemente voluta da Salvini, non c'è affatto la legittimazione a sparare alle spalle a un ladro che fugge. "La condotta di reagire e respingere chi entra con violenza o minaccia in casa è assolutamente proporzionata alla situazione di pericolo che si crea. Peraltro - ha, infine, concluso la Bongiorno - valorizzando lo stato d'animo dell'aggredito, di turbamento o di paura, allineiamo la nostra legislazione a quanto prevedono già molti altri Paesi europei".

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