Salvini spariglia: "Nuovo governo per le elezioni". Ok di Fi, ira Meloni

Il Capitano apre a un esecutivo di transizione: "Noi ci siamo, serve al Paese". E riapre i canali con Conte: presto un incontro. Il centrodestra lavora a un piano di rilancio economico

Salvini spariglia: "Nuovo governo per le elezioni". Ok di Fi, ira Meloni

«Accompagnare il Paese a nuove elezioni con un governo serio? Sì, se serve per il Paese».

Toni più sereni, un sms e, a breve un incontro vis a vis. Tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini si riapre a sorpresa un canale di dialogo, anche in vista della definizione della cabina di regia che dovrà occuparsi di gestire le risorse del Recovery Fund. Il centrodestra compatto, fanno sapere le fonti leghiste, sta già lavorando a una proposta unitaria di modifica della Legge di Bilancio e proporrà un «Grande Piano di Rilancio per l'Italia», per sfruttare al meglio i fondi. Un elemento che fa il paio con un'altra novità: la disponibilità del leader della Lega a valutare un possibile governo di transizione, una eventualità che si affaccia all'orizzonte nei giorni in cui nella maggioranza gli scricchiolii si fanno sempre più forti.

«Noi ci siamo». È la frase pronunciata da Matteo Salvini nel corso di una conversazione telefonica con Giuseppe Conte per confermare la volontà di collaborazione con il governo sui temi della gestione della pandemia. Dopo un anno e mezzo di gelo, il premier e il capo della Lega si dovrebbero vedere nei prossimi giorni. Il tutto mentre nel Carroccio si guarda con attenzione a un possibile governo che traghetti il Paese verso le urne. «Noi siamo per dare una mano agli italiani sempre e comunque» spiega Salvini. «Accompagnare il Paese al voto con un governo serio? Noi ci siamo, se serve per il Paese. Renzi non lo commento più, penso che in Italia di lui si fidino in tre. Gli ultimatum di Renzi per me valgono zero. Noi siamo preoccupati perché tutto il resto d'Europa sta correndo. In Italia abbiamo un governo fermo e litigioso che parla di rimpasto e legge elettorale».

Il sì a un esecutivo di transizione in realtà è stato valutato e pronunciato già in passato, ma condizioni reali per un cambio di governo non si sono mai verificate. Fonti della Lega spiegano che l'ipotesi non è altro che «una presa d'atto. Non si può votare all'inizio del 2021 (causa piano di vaccinazioni e pandemia) e quindi per accompagnare il Paese a elezioni sarebbe inevitabile un altro governo». Il Carroccio, spiegano le stesse fonti, «è disponibile a impegnarsi, a patto che siano garantite le urne il prima possibile».

Lo scenario, però, divide il centrodestra, con Forza Italia che accoglie con favore l'apertura del leader della Lega, mentre Fratelli d'Italia conferma di vedere il voto anticipato come unica strada percorribile in caso di crisi. «Le elezioni anticipate restano la via maestra perché di fronte all'impasse del governo in pandemia è da considerarsi preferibile una campagna elettorale di due mesi piuttosto che tenere in piedi per altri tre anni un Parlamento che non sa mettersi d'accordo su niente e rischia bloccare l'Italia per altri tre anni», è la posizione di Giorgia Meloni, espressa due giorni fa.

Forza Italia, invece, è aperta a possibili collaborazioni, sia pure di concerto con la coalizione di centrodestra. Ma il giudizio sul duello che si sta scatenando dentro la maggioranza è severo: «All'Europa che aspetta lumi sul nostro Recovery Plan, che è già in drammatico ritardo, arriva il segnale inequivocabile di una maggioranza divisa e senza bussola, impotente di fronte alla sfida più difficile del secolo» fa notare Anna Maria Bernini. «Chiediamo che si ponga fine al triste scenario che l'esecutivo sta offrendo o che ci si faccia da parte subito. Per amore del Paese e del buon senso della politica, oggi forse latitante in alcuni», chiede Renato Schifani. E Osvaldo Napoli offre una lettura interessante. «È verosimile che a questo punto il governo si prepari a cancellare o ridimensionare l'idea della task force per riconoscere al Parlamento il ruolo che gli assegna la Costituzione. Se son rose fioriranno, ma a raccoglierle sarà un altro giardiniere e non Conte».

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