Salvini volerà negli States per incontrare Trump

Il candidato Usa politicamente scorretto è l'alleato ideale per il leader leghista in missione a Philadelphia e New York

Salvini volerà negli States per incontrare  Trump

Salvini vuo' fa l'americano. Anche i leghisti vogliono andare in Erasmus passando dal pratone di Pontida alla Piazza Rossa e magari facendosi un bel selfie a Times Square. L'Europa pensa a chiudere le frontiere e intanto Salvini continua a tessere - più che mai - la sua trama di rapporti d'oltre confine e a muoversi sullo scacchiere dei movimenti anti sistema. E nel programma di viaggio del numero uno del Carroccio non ci sono solo l'Europa o la Russia. E nemmeno la Corea del Nord, già visitata con strascico di inevitabili polemiche. Ora tocca gli Stati Uniti. Se il nemico è sovranazionale - sembra essere il ragionamento del leader lumbard - le opposizioni devono coalizzarsi e lavorare insieme. Da soli si può fare ben poco. E quindi, dopo aver riunito a Milano l'internazionale degli «impresentabili», alla Lega manca ancora una figurina per completare l'album dei «colleghi» invisi al politicamente corretto. L'asse salviniano parte da Mosca e arriva a New York, passando da via Bellerio. E se a Est l'alleato naturale di Salvini è Vladimir Putin, a Ovest la Lega non può che fare sponda con lo tsunami Donald Trump. Lo scorrettissimo candidato alle primarie Usa è l'interfaccia a stelle e strisce del neo leghismo. E l'idea di mettersi dietro a un tavolo - e opportunamente davanti all'obiettivo - con uno dei politici più criticati e chiassosi del mondo è alquanto allettante. Tanto che la photo opportunity potrebbe essere più vicina del previsto. Forse già nei prossimi giorni, durante il viaggio di domenica e lunedì a Philadelphia e New York, annunciato dal segretario martedì sera durante l'intervista del vicedirettore Salvatore Tramontano al meeting dei lettori del Giornale ad Abano Terme. Caucus e nevicate permettendo. Perché l'agenda dell'imprenditore americano è fitta di impegni, il voto in Iowa incombe e il meteo gioca a sfavore. Ma l'incontro è comunque una questione di giorni, al massimo settimane. Da una parte all'altra dell'Oceano si rincorrono le voci di abboccamenti tra i due leader populisti (termine che negli Stati Uniti è tutt'altro che denigratorio), anche se via Bellerio si trincera dietro un laconico no comment. Ma non più tardi di un mese fa lo stesso Salvini ha spiegato chiaramente le sue intenzioni: «Vorrei conoscerlo e stringergli la mano, il candidato repubblicano è un personaggio eroico e colorito, siamo sulla stessa lunghezza d'onda per alcune battaglie. Abbiamo ideali comuni». Insomma: questione di feeling. Una dichiarazione che praticamente è un volo (con data aperta) già prenotato per New York, quartiere generale dello scapigliato multimiliardario. Fatto sta che la ruspa del Carroccio prova a uscire dai confini della Padania e ad allargare i suoi orizzonti internazionali, anche per schiodarsi da sondaggi che non la vedono più in rapida ascesa. E Salvini cerca di costruire una rete di politici, discussi e in alcuni casi discutibili, ma non conformi all'Unione europea e ai cosiddetti poteri forti. Dalle fonti del Po alle rive dell'Hudson.

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