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Santa Sede spiazzata. "No al muro contro muro"

Stupore per il nuovo affondo. Diplomazia pontificia al lavoro per sminare il caso

Santa Sede spiazzata. "No al muro contro muro"
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Incredulità e fastidio. Queste sono le reazioni prevalenti in Vaticano dopo il nuovo attacco di Donald Trump al Papa suo connazionale. Un'offensiva ancora più imprevista della precedente perché arriva alla vigilia dell'udienza concessa al segretario di Stato Usa Marco Rubio. Il suo omologo vaticano, il cardinale Pietro Parolin ha commentato le parole del tycoon richiamandosi alla linea papale dettata sul volo diretto in Africa lo scorso 13 aprile: "Non sono un politico, non voglio entrare in dibattito con lui ma il messaggio è sempre lo stesso: promuovere la pace, far finire le guerre", aveva detto Leone rispondendo al primo affondo di Trump. Ieri il segretario di Stato vaticano ha dichiarato che la linea resta quella: "Il Papa va avanti per la sua strada nel senso di predicare il Vangelo, di predicare la pace".

La nuova uscita di Trump ha preso spunto dal "no comment" ribattuto ad inizio marzo da Leone ad una domanda sulla condanna a 20 anni di Jimmy Lai, attivista cattolico di Hong Kong. Una replica che non era piaciuta a tutti nel mondo cattolico proprio in virtù dell'insegnamento paolino dell'opportune et importune. Tuttavia, all'interno delle sacre mura nessuno è più disposto a giustificare i toni muscolari del presidente americano. Addirittura dire che il Papa mette in pericolo i cattolici e che ritiene giusto il possesso di un'arma nucleare da parte dell'Iran appare davvero il superamento del Rubicone persino per quei prelati non ostili all'amministrazione repubblicana. Resta la convinzione, però, che una logica di contrapposizione all'America - a prescindere da chi sia l'inquilino della Casa Bianca - sarebbe controproducente per la Santa Sede.

Solo pochi giorni fa Leone ha ricevuto in udienza i membri della Papal Foundation, l'organizzazione di carità dei benefattori statunitensi a cui ha espresso la sua gratitudine per la generosità ricordando anche "la loro disponibilità ad aumentare il sostegno offerto".

Insomma, tra Washington e Roma non può esserci un muro contro muro e il compito di sminare il terreno non può che toccare alla diplomazia pontificia. In fin dei conti, se la Santa Sede ha ripreso il dialogo con la Cina nonostante la nomina unilaterale di un vescovo in sede vacante, sarà capace di non chiudere i canali con gli Usa nonostante Trump.

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