Santori adesso gufa su Salvini. Ma le sardine rischiano il flop

In Italia giornali e commentatori fanno a gara a esaltare le virtù delle Sardine, dipingendole come un movimento destinato a cambiare la sinistra e la politica del Paese. Ma i numeri sui social network dicono altro. Ecco perché

Santori adesso gufa su Salvini. Ma le sardine rischiano il flop

Partigiani del 2020. Ancora di salvezza dei progressisti. Antidoto contro il salvinismo. Quante definizioni per le Sardine, il movimento delle anime belle della sinistra sceso in campo per contrastare il centro-destra alle elezioni in Emilia-Romagna. Al voto, ormai, mancano due settimane. Il tempo stringe. Mattia Santori e gli altri leader dei "pesciolini" globalisti lo sanno bene.

L'appuntamento clou, si fa per dire, è il 19 gennaio, giorno del maxi-evento di Bologna. Musica e qualche comizietto per accendere la piazza e trascinare le persone alle urne. Andrà davvero così? O si confermerà la vecchia regola "piazze piene, urne vuote"? È presto per dirlo. Ma non è abbastanza tardi per evidenziare ancora una volta l'adesione entusiastica e fideistica di una parte dei media alle ragioni delle Sardine. Santori e soci spopolano tra giornali e tv. È una battaglia continua a raccogliere il loro punto di vista sulla campagna elettorale emiliano-romagnola, oltre che sulla situazione politica generale.

Con un governo sempre più debole e spaccato, dalla prescrizione fino alla politica estera. Al pensiero debole dell'esecutivo, secondo i cantori del sardinismo, si contrapporrebbe il pensiero forte del sardinismo. Idee chiare (?) e partecipazione per contrastare populismi e fascismi, tutti gli -ismi che vogliono impedire la vittoria del bene sul male. Ma come scrive anche Libero in un articolo firmato da Azzurra Barbuto, l'ipocrisia delle Sardine è evidente. Come quella di certi media che, forse le stanno un po' sopravvalutando.

Non basta citare Adorno per essere credibili. Pensiamo a Santori. Non dice niente, ma lo dice benissimo. Un Di Maio che sa il congiuntivo. Ospite di Corrado Formigli nel salotto di Piazza Pulita, il leader dei "pesciolini" ha risposto così a una domanda sulle ragioni della crescita dei sovranisti: "Cosa facciamo noi per rendere questo paese migliore, per fare politica, al di là del lamentarmi se ricevo una multa, o una scheda, cosa faccio per ridurre la fila in posta? Ecco il punto fondamentale. Io non so neanche se ho votato alle ultime elezioni in Emilia, è questo il cambiamento. Quindi noi ci siamo guardati in tre coinquilini e ci siamo chiesti: cosa abbiamo fatto fino ad ora?". E poi: "Ci siamo e alla fine di queste elezioni avremo già vinto perché avremo provato a dire la nostra".

Una banalità dietro l'altra. Sarebbe lecito attendersi qualcosa di più da un movimento destinato, secondo qualcuno, a scompaginare lo scenario politico italiano. Ma che numeri hanno le Sardine? In attesa di un'improbabile - ma comunque possibile - trasformazione in partito, si può valutarne il peso guardando al seguito che hanno sui social network. Circa 250mila followers su Facebook, poco più di 20mila su Twitter. Abbastanza per contare qualcosa nel Paese? Pare proprio di no. Ma Santori è fiducioso.

Intervistato da La Stampa, spiega che "per Salvini" le elezioni in Emilia-Romagna sono "un crocevia importante: se invochi un referendum a tuo favore e lo perdi, è uno smacco. Sarebbe l'inizio di un'inversione di tendenza". Fiducioso, il ragazzo.

Che al fine di "pescare" altre Sardine si fa trasversale: "La componente più forte del movimento delle sardine è progressista, ma non lo possiamo definire ufficialmente di sinistra. Le piazze sono libere. Io sì, sono un moderato di sinistra". Altro che rivoluzione...

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