Scandalo piloti: cassintegrati a 28mila euro al mese

Scandalo piloti: cassintegrati a 28mila euro al mese

Fiumicino (Roma)Furbi con le ali. Di rinunciare alla cassa integrazione e al fondo piloti non ne volevano proprio sapere. E così 36 comandanti di volo messi «al palo» da Alitalia, Meridiana e Windjet con uno stipendio «ridotto» di 13mila euro, si sono fatti assumere da compagnie aeree straniere, Qatar Airways, Turkish Airlines fra le altre, per mettersi in tasca ulteriori 15 mila euro al mese. Tutto ciò senza denunciare il nuovo impiego all'Inps e senza restituire il denaro pubblico. Un totale di 7 milioni e mezzo di euro «volati» dalle casse pubbliche alle tasche degli apparenti disoccupati.

A far scattare l'indagine lo strano comportamento di un comandante in cassa integrazione che insegnava in una scuola di volo della capitale. Il primo di una lunga serie per il Comando Provinciale Roma della Guardia di Finanza, gruppo Fiumicino. Basta incrociare i dati delle liste piloti in mobilità con quelli forniti dalle compagnie straniere con scalo in Italia (controllate più di mille posizioni) per denunciare ben 36 piloti cassintegrati.

«A questi presto se ne aggiungeranno altri venti - spiega al Giornale il tenente Andrea Pavia, comandante del nucleo operativo delle Fiamme Gialle di Ciampino - già individuati. Dal 2009 questi lavoratori non hanno comunicato la nuova occupazione all'Ente Previdenziale e, in altri casi, hanno presentato false dichiarazioni attestanti l'assenza di altri rapporti di lavoro. Tutto per continuare a fruire degli ammortizzatori sociali erogati in Italia, dai 3mila ai 13mila euro al mese».

Soldi pubblici, erogati in parte dalla «Cassa Integrazione Guadagni Straordinari» e dal «Fondo Trasporti Aereo e Mobilità», ovvero corrispondenti all'80 per cento della retribuzione riferita agli ultimi 12 mesi di lavoro. Denaro di «solidarietà», chiamiamolo così, ottenuto dopo lunghe battaglie e manifestazioni dei lavoratori rimasti «a terra». Proprio come i piloti Alitalia, fra i primi a chiedere aiuto al Governo e ai sindacati di categoria.

«Abbiamo setacciato gli elenchi di tutte le compagnie nazionali e straniere - continua il tenente Pavia - e, grazie alla collaborazione dei dipendenti Inps, abbiamo stilato l'elenco dei piloti “distratti". Non tutte le compagnie aeree ci hanno aiutato. La Emirates Airlines, per il momento, si trincera dietro alla privacy e non ci ha comunicato l'elenco dei piloti italiani assunti».

Alcuni di questi, interrogati dai finanzieri, si sarebbero difesi dicendo che sarebbero stati costretti a farsi assumere da altre compagnie per non perdere le competenze acquisite. Tanto per fare un esempio: un pilota di Atr, stando fermo per sette anni, una volta rientrato in servizio si troverebbe a pilotare un velivolo nuovo, di altro tipo, di cui non conosce le caratteristiche. E così, per restare «su piazza», va a lavorare all'estero. Per tutti gli emigrati, oltre agli stipendi da favola, scuole private per i figli, alloggi e benefit di vario tipo.

«Molti colleghi più onesti dei 36 denunciati - conclude il tenente Pavia - hanno comunicato il nuovo impiego interrompendo la cassintegrazione».

I «distratti» invece, denunciati oltre che alla magistratura anche alla Corte dei Conti, dovranno restituire il maltolto nelle casse pubbliche pena il pignoramento dei beni lasciati in Italia.

I finanzieri hanno scoperto, infine, una colossale evasione dell'imposta sul lusso (introdotta nel 2012 con il decreto Monti) sui voli degli aerotaxi. Le somme pagate dai passeggeri restavano nelle tasche dei vettori che evitavano di girarle al Fisco. Solo sullo scalo di Ciampino 20 le società che avrebbero evaso un milione e 200mila euro.

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