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Scarpa, Dna e impronta: ecco gli "assi" di Sempio

I legali di Andrea depositano cinque consulenze per scagionarlo. Manca solo la "personologica"

Scarpa, Dna e impronta: ecco gli "assi" di Sempio
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Non ero io, dice Andrea Sempio. Non ero io, la mattina del 13 agosto 2007, a infierire fino ad ucciderla sulla sorella del mio migliore amico. È l'atto finale dell'inchiesta bis sul delitto di Garlasco, l'ultima speranza per il nuovo indagato di evitare il processo per omicidio aggravato. Alle cinque consulenze depositate quasi in extremis dai suoi legali, a ridosso del termine concesso dal codice, Sempio si affida per cercare di smontare il castello di elementi raccolti contro di lui, in un anno e mezzo di indagini, dalla Procura di Pavia. Attacca la attendibilità delle prove scientifiche, a partire dall'impronta lasciata - con le famose scarpe a pallini - dall'assassino di Chiara Poggi, e che le nuova analisi giudicano compatibile col suo piede: ma il mio piede è più largo, dice, in quella scarpa non ci sarebbe mai entrato. E affronta anche il peso delle indagini tradizionali, sfoderate dai pm con l'avviso di chiusura dell'inchiesta preliminare: i soliloqui registrati sulla sua auto, in cui secondo la Procura confessa a se stesso di essere l'assassino. Controperizia di Sempio: commentavo le notizie di stampa. E sapevo benissimo di essere intercettato.

Manca una sola, delle sei consulenze difensive preannunciate dai difensori Angela Taccia e Liborio Cataliotti: l'analisi "personologica", il profilo mentale e caratteriale di Sempio. Sull'uomo pesano, oltre ai suoi soliloqui in auto, i post sconcertanti pubblicati nel corso degli anni sul blog Seduttori Italiani, da cui emerge un rapporto con il genere femminile che è poco definire anomalo. Anche sul "profiling" di Sempio i difensori hanno una consulenza da portare in giudizio, che ridimensionerebbe alquanto gli aspetti più inquietanti della personalità. Ma non l'hanno depositata, spiegano, perchè considerano inammissibile la consulenza dei carabinieri del Racis depositata dai pm, visto che il codice esclude le perizie sulla "tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell'imputato". Se il giudice ammetterà la consulenza della Procura, dicono i legali, anche noi depositeremo la nostra. E si scoprirà che Sempio non è il "colpevole perfetto" descritto in questi giorni dai pm e dai media.

La sensazione è che la difesa dia ormai per scontata la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, e che il materiale depositato ieri sia destinato soprattutto all'udienza preliminare destinata a tenersi - verosimilmente - dopo l'estate. È lì che i legali di Sempio faranno la loro vera battaglia, sostenendo che l'imputato non può essere mandato a processo perché non esiste la "ragionevole previsione di condanna" richiesta dalla legge. Le cinque consulenze (e eventualmente la sesta, la personologica) serviranno proprio a questo obiettivo. Si parte dai primi elementi indizianti raccolti dalla Procura a carico del 38enne: il suo Dna sotto le unghie di Chiara e l'impronta 33 lasciata sulle scale accanto al corpo della vittima, di cui i consulenti difensivi tornano a sostenere l'inutilità già sancita nei giudizi a carico di Alberto Stasi: "L'impronta 33 non è identificabile", dice lo specialista Armando Palmegiani. Viene riletta la scena del crimine, viene contestata l'analisi delle tracce di sangue contenuta nella consulenza Bpa dei carabinieri del Ris, viene contestata la dinamica che l'anatomopatologa Cristina Cattaneo ha ricostruito analizzando in 3D le mosse dell'assassino e la corporatura di Sempio. I movimenti di chi uccise Chiara non furono quelli, dicono i difensori, e la corporatura non corrisponde.

Lo scontro cruciale si annuncia però sulla impronta della scarpa dell'assassino: si torna indietro, insomma, di dieci anni, alla prima inchiesta su Sempio rapidamente archiviata perché - senza verifica alcuna - gli inquirenti accettarono la sua versione di calzare scarpe 44, mentre la suola dell'assassino è del 42 o 43.

"Il punto non è la lunghezza - dice Palmegiani - il punto non è la taglia 42-43 indicata dalla Cattaneo, ma la larghezza della pianta di Sempio che differisce, e non di poco, da quella suola insanguinata". Basterà, a togliere Sempio dalla scena del crimine?

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