Scontri a Fiumicino. Sul tavolo del governo atterra il caso Alitalia

Tensioni con la polizia e blocco autostradale. L'esecutivo sul dossier: convocati i sindacati

Scontri a Fiumicino. Sul tavolo del governo atterra il caso Alitalia

La crisi Alitalia piomba sul tavolo del governo. La tensione sale dopo il fallimento delle trattative con i nuovi vertici della newco Ita sulle assunzioni e sul contratto dei 2800 dipendenti della ormai ex compagnia di bandiera. Il premier Mario Draghi è costretto a modificare l'agenda dell'esecutivo, dando ora priorità alla vertenza Alitalia. Già a inizio della prossima settimana Palazzo Chigi assumerà direttamente in carico il dossier. La rabbia è esplosa ieri durante la mobilitazione indetta dai lavoratori dell'ex Alitalia davanti lo scalo dell'aeroporto di Fiumicino. Il bilancio è di 8 agenti feriti negli scontri tra operai e polizia. La situazione precipita quando una parte dei manifestanti dopo essere passati davanti ai terminal dell'aeroporto di Fiumicino, si sono diretti verso l'autostrada Roma-Fiumicino, ostacolando la circolazione in direzione dell'aeroporto romano. La Polizia è stata costretta a forzare il presidio dei lavoratori che poi sono ritornati allo scalo romano. In strada il clima si infiamma. Un agente denuncia: «In 2mila contro 8». Nei Palazzi romani, governo e Parlamento provano a trovare una soluzione. Il primo segnale arriva con la convocazione di un tavolo di confronto con i sindacati da parte del ministro del Lavoro Andrea Orlando: «Ho convocato il tavolo con i sindacati per affrontare un pezzo del problema cioè quello degli ammortizzatori sociali e per Ita non posso che auspicare che ci sia una ripresa del confronto che riporti la situazione in un alveo». La partita vera, al netto degli ammortizzatori sociali, si gioca tra Palazzo Chigi e ministero dello Sviluppo economico. I lavoratori chiedono un nuovo piano di salvataggio della compagnia di bandiera. Il vecchio, lacrime e sangue, va cestinato: tagli del 30% al personale e drastica riduzione dello stipendio. Come da copione, il dossier Alitalia infiamma lo scontro politico. Due giorni fa è stata rinviata al 5 ottobre la votazione sulla mozione presentata da Fdi che avrebbe impegnato palazzo Chigi su temi di tutela sociale dei lavoratori della ex Alitalia e di Ita. La conferenza dei capigruppo ha stabilito che le mozioni saranno discusse come primo punto all'ordine del giorno. La prossima settimana, intanto, il ministro dell'Economia, Daniele Franco, potrebbe essere convocato in audizione alla Camera sul dossier Ita. Ma sul rinvio della mozione insorge il partito di Giorgia Meloni. «Il governo riceva i sindacati e ascolti le ragioni dei lavoratori dell'Alitalia. La scelta delle forze di maggioranza di non aver dato, ieri in Parlamento, indirizzi all'esecutivo anche in questo senso, come aveva richiesto Fdi, è irresponsabile. Avevamo, purtroppo, denunciato il rischio che questa decisione avrebbe acuito le tensioni, portando con ogni probabilità a episodi di violenza dei quali sono vittime le forze dell'ordine. A loro va la nostra totale solidarietà proprio come nei giorni passati abbiamo avuto modo di esprimerla ai lavoratori di Alitalia e alle loro famiglie» attacca il capogruppo Fdi alla Camera Francesco Lollobrigida. La Meloni rincara: «I lavoratori di Alitalia hanno ragione, non è mai stata fatta una politica di difesa del nostro vettore nazionale ed una politica seria sul piano dei trasporti. Considero indegno come il commissario governativo ed il governo stanno trattando questi lavoratori ai quali non viene neanche riconosciuto il contratto collettivo nazionale di lavoro. Si tratta di un precedente gravissimo, con la scusa che lo chiede l'Ue. Fdi ha depositato una mozione e la maggioranza ha chiesto che fosse rinviata: altra vergogna». Chiede «azioni concrete al governo» il deputato della Lega ed ex sottosegretario Claudio Durigon. «Si arrivi presto a una soluzione», è l'appello dell'azzurro Marcello De Vito. Dal sindacato la posizione è durissima. «Sull'ex Alitalia - spiega il segretario della Cgil Maurizio Landini - va detto in modo molto chiaro che la nuova società che nasce con soldi pubblici, non può non applicare i contratti nazionali di lavoro. Addirittura chi oggi sta gestendo quella trattativa pensa di poter applicare dei regolamenti e di decidere lui chi assume fuori da qualsiasi confronto e discussione». Da lunedì il dossier passa a Draghi. I lavoratori dell'ex Alitalia restano in assetto di guerra.

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