È scontro sull'esercito. Frenata del Pentagono. Ma Trump non gradisce

Il segretario alla Difesa sull'uso dei militari: "Non siamo ancora in situazione estrema"

Le proteste per la morte dell'afroamericano George Floyd a Minneapolis proseguono in tutte le principali città americane, e in alcuni casi non si fermano neppure saccheggi e violenze. Mentre l'ufficio del procuratore generale del Minnesota - secondo le anticipazioni diffuse dai media statunitensi - ha accusato anche gli altri tre poliziotti coinvolti nel soffocamento del 46enne di aver aiutato e favorito la sua uccisione. E l'agente Derek Chauvin, già accusato di omicidio colposo, rischia ora l'incriminazione per il più grave reato di omicidio di secondo grado.

Intanto, il potenziale coinvolgimento dell'esercito per fermare gli scontri ha creato tensioni all'interno dell'amministrazione Usa. Il segretario alla Difesa Mark Esper non è d'accordo con l'invocazione dell'Insurrection Act, la legge del 1807 che consente a Trump di schierare le truppe per rispondere ai disordini civili nelle città statunitensi. Una misura a cui si è fatto ricorso soltanto una volta, in occasione delle rivolte di Los Angeles del 1992. «Non solo come segretario alla Difesa, ma anche come ex soldato ed ex membro della Guardia Nazionale, l'opzione di usare le forze in servizio attivo per far applicare la legge dovrebbe essere usata solo come ultima risorsa, e solo nelle situazioni più urgenti e terribili. Ora non siamo in una di quelle situazioni», ha spiegato Esper. «Il mio obiettivo è quello di tenere le forze armate fuori della politica», ha poi assicurato, anche se nel frattempo 1600 soldati sono stati schierati nei dintorni della capitale per intervenire in caso di necessità.

In ogni caso, anche il tycoon ha soltanto minacciato di invocare l'Insurrection Act, ma per ora non ha intenzione di farne ricorso. «È sempre stata un'opzione, e rimane un'opzione», ha spiegato un funzionario della Casa Bianca a Nbc News, sottolineando come nel frattempo le cose siano migliorate «grazie all'intervento della Guardia Nazionale».

Il Comandante in Capo, tuttavia, secondo la Cnn si sarebbe detto «non contento» del tentativo di Esper di prendere le distanze. Nel frattempo, in almeno 40 città Usa è in vigore il coprifuoco, da Chicago a Dallas, da Detroit a Los Angeles, da Miami a Philadelphia, da New York a Washington. La first lady Melania Trump, su Twitter, ha invitato i manifestanti a rispettare le disposizioni delle autorità. «Con la notte che si avvicina incoraggio tutti i cittadini a obbedire al coprifuoco, a lasciare le strade e trascorrere il tempo con i propri cari - ha scritto martedì sera - Tutte le città, le comunità e i cittadini meritano di essere al sicuro e questo può essere fatto solo se puntiamo insieme a riconciliarci e alla pace». Un invito nella maggior parte dei casi disatteso dai manifestanti, che hanno continuato a marciare anche dopo l'orario consentito (prevalentemente in modo pacifico). A Washington in migliaia hanno proseguito la protesta da Capitol Hill al Lincoln Memorial, ignorando l'ordine di tornare a casa.

Stesso scenario nella Grande Mela, dove ore dopo il coprifuoco migliaia di persone erano ancora in strada tra Brooklyn e Manhattan. La serata è stata più tranquilla di quella precedente a New York, ma non sono mancati scontri e saccheggi. Tra i negozi presi di mira c'è anche Eataly, il tempio dell'enogastronomia made in Italy nel Flatiron District, dove è stata rotta una vetrina e sono state rubate bottiglie di vino e altri prodotti. Mentre nel Financial District, nella zona sud di Manhattan, un video girato all'esterno di un negozio Zara oltre un'ora dopo l'inizio del coprifuoco, mostra un capitano della polizia aggredito da due banditi che avevano appena rubato della merce.

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