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Scudo di Meloni, navi di Macron e caccia di Starmer: le mosse E4

Coordinamento tra i leader europei, Merz compreso. La strategia è proteggere Cipro e il Golfo senza contrasti con gli Usa. Mattarella convoca il Consiglio di difesa

Scudo di Meloni, navi di Macron e caccia di Starmer: le mosse E4
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L'Italia è pronta a portare sistemi di difesa nel Golfo per rafforzare lo scudo contro gli attacchi iraniani. Supporto che potrebbe non richiedere un decreto ad hoc. Basterebbe il nulla osta politico della risoluzione approvata la scorsa settimana alle Camere. E mentre sul piano interno prosegue il dialogo tra Palazzo Chigi e Quirinale - il presidente Mattarella ha convocato per venerdì il Consiglio supremo di difesa, anche per valutare meglio gli effetti della guerra - sul fronte europeo le azioni chiariscono la linea di Giorgia Meloni: intensificare il dialogo con gli altri leader per mostrare una risposta quanto più condivisa possibile alla crisi mediorientale. Agire in coordinamento nel formato "E4", sia sul piano militare, sia politico, è il mantra che avvicina Roma a Berlino, Parigi e Londra.

Vista l'incertezza provocata dalla controffensiva iraniana, con lo Stretto di Hormuz che Macron non esclude di presidiare con mezzi francesi, il tavolo oliato da Palazzo Chigi procede a grandi passi. E poggia sull'idea di restare in costante confronto con la Casa Bianca. Senza strappi con gli Stati Uniti, ma agendo anche in autonomia rispetto a Washington. A 4; con capacità decisionali e logistiche comuni si ragiona si può rinsaldare l'alleanza con gli Usa. Mostrare poi oggi, davanti a una crisi, un'autonomia europea forte, è anche un preludio sul futuro in cui arrivare a Bruxelles a decisioni a cooperazione rafforzata, con un gruppo ristretto di Paesi rispetto ai 27. Insomma, l'"E4" può essere un modello.

La premier Meloni sta quindi lavorando ad una seconda nuova telefonata, dopo quella di venerdì, con l'omologo britannico Starmer, Macron e il cancelliere tedesco Merz; già per domani, giorno in cui Meloni riferirà alle Camere sul conflitto. Confronto che sta assumendo i contorni di una cabina di regia continentale. Europei estranei dal conflitto, la linea. "Prima il regime dei mullah finisce, prima questa guerra finirà", taglia corto Merz. Ma ci si muove nell'area. Il presidente Usa aveva detto di non aver più bisogno delle portaerei della Perfida Albione. Ieri Downing Street faceva filtrare la notizia che la Hms Prince of Wales, la seconda portaerei della classe Queen Elizabeth in servizio presso la Royal Navy dal 2019, resterà dov'è; almeno fino a nuovo ordine condiviso con Roma, Parigi e Berlino.

In quello spirito di legame con la Casa Bianca, su cui insiste Meloni, ieri c'è stata anche una telefonata tra Starmer e Trump definita "costruttiva". Al punto che altri tre B-52 americani, i bombardieri simbolo della Guerra Fredda, sono atterrati ieri nella base britannica della Raf di Fairford, per rafforzare il dispositivo aereo statunitense: ciascuno in grado di caricare 70 mila libbre d'esplosivo, incluse bombe e missili intelligenti. Niente smarcamenti da Starmer, ma una conferma del sostegno al grande alleato al di là del via libera all'uso di basi britanniche per scopi sulla carta difensivi. Ieri i caccia britannici Typhoon hanno inoltre abbattuto droni iraniani diretti in Giordania e Bahrein.

L'Italia ha intenzione di fornire ai partner del Golfo radar o droni per neutralizzare i velivoli lanciati da Teheran per favorire la tattica della "saturazione": affollare i cieli con l'impiego simultaneo di sciami di droni senza pilota fino al consumo delle munizioni dei pasdaran. Resta un enigma piuttosto delicato l'invio del Samp T: la batteria terra-aria che intercetta e neutralizza le minacce dal cielo, già fornito in due esemplari a Kiev; uno sarebbe stato distrutto dalle truppe di Mosca.

L'Italia ne avrebbe 4: uno in Estonia, altri due a Sabaudia e un terzo è a Mantova. Macron, in visita a Cipro, ha parlato di una mobilitazione di otto fregate, due portaelicotteri anfibi e la portaerei de Gaulle, attualmente al largo di Creta.

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